mercoledì 12 settembre 2012

Il Teorema del Dobermann (50 sfumature di ... giallo canarino)


Cari amici e soprattutto care amiche,

oggi non voglio tediarvi con racconti sulla vita di un avvocato pentito, peraltro ulteriormente svilita dalla coscienza che le vacanze sono ormai passate e di fronte ci sono mesi e mesi di lavoro pazzo e disperato da cui - si spera - vedremo la luce solo per mangiare il capitone, in famiglia, il giorno del Santo Natale.

Oggi voglio parlare di problematiche più profonde e - diciamo - più universali che poco si addicono ad un blog pseudo-ironico-legale.

Ma, parafrasando uno storico motto femminista, il blog è mio e me lo gestisco io.

La verità è che nell'ultima settimana ho letto il "famigerato" e popolarissimo romanzo "50 sfumature di grigio" e l'ho trovato pericoloso, umiliante e degradante.

Pericoloso perché viola il cosiddetto "legittimo affidamento". Una giovane fanciulla innocente che si accingesse a leggere quella storia senza alcuna esperienza potrebbe riporre un ingiustificato affidamento nei fatti raccontati dal libro ed essere, quindi, portata a pensare che il mondo sia pieno di bellissimi, insaziabili dominatori come il protagonista maschile, Christian Grey.

Ok, il mondo forse non è pieno di fanciulle "in fiore" così innocenti ma decisamente è anche carente di bellissimi dominatori insaziabili. Quindi parafrasiamo: un avvocato pentito chiuso fra 4 pareti 12h al giorno, abituato ad avere incontri con soggetti al limite della psico-mania, potrebbe essere indotta (erroneamente) a sperare che esistano soggetti come il dominatore di cui sopra. Ecco. Indurre un soggetto emotivamente instabile a una simile speranza è crudeltà bella e buona.

Umiliante e degradante perché....beh, la protagonista, una 19enne completamente inesperta e perdutamente rimbambita, dal momento della sua 'iniziazione' ha una batteria di orgasmi (descritti con abbondanza e dovizia di aggettivi) che avrebbero suscitato l'invidia delle moana e cicciolina dei tempi d'oro, messe assieme. E non è che Moana e Cicciolina ai tempi d’oro non si divertissero.

Ad un certo punto ne ha uno (un orgasmo, n.d.r.) talmente forte che sviene. No, dico, non so se avete capito, SVIENE. Andata. Muerta. Kaput.

Adesso alzino le mani gli avvocati sintonizzati su questa pagina (pentiti e non) cui sia capitato addirittura di svenire.

Ecco. Appunto. Volevo ben dire io.

E ora non vi sentite umiliate (e umiliati) a leggere di una rimbambita che alla prima botta (perdonate il facile doppio senso) addirittura sviene??Non si fa! Non è carino: qui la gente combatte per riuscire ad avere anche solo una conversazione extra-lavorativa che sia lontanamente interessante, torna a casa, apre il libro che ha sul comodino e questa addirittura SVIENE.

Ciò detto vorrei provare a schematizzare quello che - invece - la realtà offre.

Scordatevi i sexy-dominatori psicopatici. Lì fuori di sexy-dominatori non c'è proprio traccia. Restano solo gli psicopatici. Di quelli potrete trovarne quanti ne volete.

Quindi, dopo una certa analisi empirica, ho elaborato il c.d. teorema del Dobermann. Ossia agli esseri umani di sesso maschile accade quello che la leggenda metropolitana vuole accada ai cani dobermann.

Ad un certo punto della loro vita, il testosterone accumulato gli va alla testa e loro, irrimediabilmente, impazziscono.

Bene, il "punto dobermann" lo incardino intorno ai 30-32 anni al max. Quindi, se incontrate un soggetto in questione prima di questa fase critica, bene: potrete tentare di ammansire e addomesticare la bestiola in modo che passi il punto x arrecando meno problemi possibili a se stesso e al prossimo.

Se, al contrario, (1) incontrate il soggetto dopo quella età; e (2) il soggetto appare come single, non illudetevi: non è single per scelta. Ha passato la fase critica, è tecnicamente un dobermann impazzito ed è -pertanto - pericoloso. Probabilmente anche per se stesso (ma questo poco importa), sicuramente lo è per tutti gli altri (e soprattutto le ‘altre’).

Ciò detto, dalle esperienze vissute - anche, se non soprattutto, indirettamente - ho deciso di sintetizzare alcune fattispecie in cui si sostanziano i prototipi maschili una volta passato il punto-dobermann. Mi scuso in anticipo con i miei cari lettori per il linguaggio che potrebbe diventare a tratti greve, ma stiamo parlando di 50 sfumature di quel che volete voi, infondo. Soprattutto, i sottotipi di cui sotto (appunto) e le relative possibili contromosse, sono frutto di lunghe discussioni fra amiche. E fra amiche, è bene che lo sappiate, non è che si usino raffinate metafore letterarie.

Come segue.

Il Traumatizzato

E’ il mio preferito, nonché il sottotipo più largamente diffuso, una volta superato il punto-dobermann.

Il soggetto in questione ha subito  di recente un qualche trauma (dove per “recente” deve intendersi un momento qualsiasi negli ultimi 40 anni della sua vita - ivi inclusa la fase pre-natale - e per trauma qualsiasi evento - dal semplice furto di gelato in età infantile, all’abbandono dell’amata dalla post-adolescenza in poi ) che l’ha segnato nel profondo impedendogli di fatto di instaurare un nuovo legame affettivo. 

In genere, il soggetto in questione sta attraversando anche una dichiarata fase egoistica della sua vita in cui si è reso conto che è troppo abituato alla sua indipendenza e alle sue abitudini per adattarsi ai ritmo di qualcun altro. Spesso - azzarda con infinita tristezza - è cosciente di non poter, forse, mai più tornare ad amare.

Diciamolo subito: il Traumatizzato è pericolosissimo, innanzi tutto perché stuzzica l’innato istinto da crocerossina inculcato in ciascuna di noi sin dalla più tenera età con centinaia di visioni di candy-candy (altro che lavaggio del cervello!). Lui non riuscirà ad amare nessun'altra….ma noi riusciremo a redimerlo e a curare le sue ferite profonde.

Infondo, anche il Christian Grey di 50 sfumature di Grey (appunto) aveva addosso ataviche ferite che gli impedivano di legarsi. Solo che Christian Grey seppur risultasse avaro di sentimenti, appariva piuttosto generoso sotto altri aspetti (vedi lo svenimento di cui vi ho parlato sopra).

Il Traumatizzato standard, invece, appare concentrare la sua fantasia principalmente nel creare scuse sui motivi per cui, ad esempio, non ci si può vedere una determinata sera. 

Qui le giustificazioni vanno dal semplice “ho già un impegno per giocare a tennis”, all’intellettuale “ho già deciso di dedicare la serata alla contemplazione zen dell’universo”, all’elaborato “mi sono iscritto ad emergency e parto fra un’ora per combattere l’ebola in Africa”.

Da risposte del genere, un essere mediamente sveglio ricaverebbe che il Traumatizzato semplicemente non è interessato all’articolo in questione. E invece no. Perché il Traumatizzato pur centellinando e rinviando gli incontri vi tiene comunque legate con improvvisi messaggini o telefonate pseudo-affettuose tipo “ti penso” - “Ci dobbiamo vedere assolutamente” - o addirittura finto-polemici “ma possibile che mi sfuggi sempre?”. Bene, questa consuetudine ha un nome socialmente noto come “fermino”. I “Fermini” sono una pratica (piuttosto infame) con cui il soggetto pur non essendo interessato a voi nel presente a lungo termine si tiene la porta aperta casomai cambiasse idea, o semplicemente si presentasse occasione, a breve termine nel futuro.

Possibile pratica da seguire in caso di interazione con Traumatizzato: si consiglia caldamente terapia d'urto. Per esempio alla frase "devo pensare alle implicazioni che una relazione sentimentale con te potrebbe avere sulla ricerca di acqua potabile in Somalia" si potrebbe rispondere "ma una frecata, no?".

Possibile cura per guarire dalla necessità di interagire con Traumatizzato. Si consiglia la visione de "La verità è che non gli piaci abbastanza" almeno una volta al giorno, fino a quando il concetto non sarà entrato in testa.

Il Bambinone

Tecnicamente dovrebbe trattarsi di quel sottotipo che i giornali femminili identificano nel c.d. "eterno peter pan". In realtà - paragonarlo a peter pan - costituisce un complimento esagerato.

 Passato il punto dobermann, il Bambinone regredisce irrimediabilmente allo stato infantile, fermandosi intorno ai 12 anni di età. 

Più che una ragazza, il Bambinone ha bisogno di una baby-sitter. Per cui, non stupitevi se per attirare la vostra attenzione utilizzerà quelle pratiche che - generalmente - appartenevano alla fase pre-puberale (id est: tirarvi i capelli, fare scherzi puerili, ecc), guardandosi bene dall'invitarvi esplicitamente ad uscire da soli, voi e lui. 

Il Bambinone irrimediabilmente la butta lì, se cogliete è bene, altrimenti amen: continuerà a tirarvi le trecce fino a quando entrerete in menopausa.

Possibile pratica da seguire in caso di interazione con Bambinone. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (mentale) raccomanda, in caso di Bambinone, di mantenere pochi incontri di breve durata. E' altamente probabile, infatti, che in caso di esposizioni prolungate, il Bambinone possa irritare, stimolando i vostri istinti omicidi. 

Possibile cura per guarire dalla necessità di interagire con Bambinone. Si consiglia di far visionare al Bambinone il film neo-realista "La verità è che non gli piaci abbastanza" almeno una volta al giorno, fino a quando il concetto non gli sarà entrato in testa.

L'Impegnato

L'impegnato può considerarsi un sottotipo di traumatizzato che ha eletto il lavoro (o altra attività surrogata) ad unica ragione di vita.

Il guaio è che l'Impegnato non conosce cazzeggio e raramente pratica la leggerezza. Peggio, giudica in base al suo spietato metro di paragone il mondo intero.

Gli proponete un aperitivo in centro?Siete delle superficiali sciacquette dedite al cazzeggio perchè incapaci di impiegare il vostro tempo in attività che nutrano anima e mente.

Avete programmato un pomeriggio di shopping?Ecco che si profila la schiava del consumismo che trascinerà in bancarotta se stessa e tutti i suoi cari.

Se uscite a cena in due, è probabile che vi parli del suo amore incondizionato per Mario Monti e di quanto sia sbagliata una politica che sottovaluti il peso degli ammortizzatori sociali. E poco conta che voi, di ammortizzatori, conosciate a malapena quelli (deceduti da anni) della vostra macchina.

Se l'Impegnato sapesse che avete letto 50 sfumature di grigio, chiamerebbe Manlio Sgalambro perchè invochi lo spirito di Nietzsche (con in sottofondo la musica del Battiato-avanguardista) e compia un esorcismo su di voi.

Possibile pratica da seguire in caso di interazione con Impegnato. Si consiglia la stessa terapia d'urto seguita per il Traumatizzato. "Mia cara, per questa sera avrei pensato di leggerti un passo fondamentale del Trattato dell'Empietà di Sgalambro". Possibile risposta: "ma una frecata no?". In subordine "In tutta sincerità, mio caro, a me, Sgalambro, fa veramente CAC*RE!!!".

Possibile cura per guarire dalla necessità di interagire con Impegnato. Si consiglia la visione de "La verità è che non gli piaci abbastanza" almeno una volta al giorno, fino a quando il concetto non sarà entrato in testa. E soprattutto... guardandovi allo specchio, chiedetevi sinceramente...ma a voi, un tipo così pesante, può piacere veramente?

***

Al di là dei facili qualunquismi, miei cari e mie care, che vi inviterei anche a rimpinguare segnalandomi altri sotto-tipi maschili che abbiano passato la fase  Dobermann, vi lascerei con la perla di saggezza di una mia cara amica, che a questo punto ribattezzereri - a piena ragione - lo Sgalambro dell'Avvocatura Pentita Italiana.

L'altro giorno, commentando l'ennesimo tizio assurdo che si era conosciuto, avevo concluso laconicamente che l'unica soluzione poteva essere quello di trovare un Christian Grey: se proprio un difetto bisogna che ci sia, che questo difetto sia una punta di romantica perversione.

A questa considerazione, lo Sgalambro dell'Avvocatura Pentita Italiana aveva saggiamente ribattuto "Amica mia, non ci sperare, se si incontra noi Christian Grey, sicuro un minuto dopo gli prende una crisi mistica e si fa prete!!!".

Come a dire...la speranza è davvero l'ultima a morire?

Ai posteri l'ardua sentenza ma, mentre sciogliamo questo broglio, direi di puntare decisamente e senza remora il magnifico mondo dei ventenni.
  

venerdì 3 agosto 2012

Memorie di una Geisha


Ho sempre pensato di dover andare dall’analista per avere un giudizio terzo e clinico sul mio modo di approcciarmi col mondo.

Oggi ho proprio concluso che urge.

In particolare, ho sempre avuto problemi con estetiste, parrucchiere e simili: in genere suddette estetiste ecc. hanno la tendenza a sentirsi mie CARE amiche. Non nel senso di diventare confidenti quel tempo che basta a strappare due peli (ok, magari un po' più di due). Ma mi invitano a cena...a vedere film improbabili...e quando tento (inutilmente) di accampare scuse, anziché incassare e desistere, si offendono e rincarano la dose (due cene e due film improbabili).

Questo problema non era mai sorto col parrucchiere: da qualche anno, infatti, più che un taglia-capelli, frequento un raffinato artista del bulbo pilifero....un tipo che - per intenderci - quando ha aperto la sua bottega indipendente dal precedente titolare, anziché dire che si era 'messo in proprio', ha annunciato di aver effettuato uno spin-off. 

Proprio come avviene nel mondo legale e nelle società quotate (e non escludo che il suo negozio, pardon il suo 'laboratorio', un domani, venga quotato con regolare IPO di cui, magari, dovrò redigere il prospetto informativo nottetempo).

Comunque, dicevo, nel laboratorio sono sempre stati piuttosto distaccati (business is business).

Fino ad oggi.

Quest'oggi, infatti, l’algida esperta di colore (che non saprei come definire con termini tecnico-parrucchier-specialistici) credo (credo) si sia lasciata col marito (raffinato artista del pelo egli stesso). Fino ad oggi a stento ti rivolgeva la parola se non ‘buongiorno’ ‘buonasera’ ‘amore stai benissimo’ (il che per me era perfetto: quando hai le mani nei miei capelli non ti voglio parlare: voglio leggere di gossip). Ma lei, in questo periodo, è evidentemente a pezzi. Quindi nell’ordine ha (i) indagato se potessimo andare in vacanza assieme; e (soprattutto) (ii) indagato se potessimo andare a vivere assieme.

Ai miei basiti tentativi di rintuzzare il tutto (sto per andare a convivere e probabilmente dopodomani mi sposo, anzi, facciamo domani così, a scanso di equivoci, anche stanotte sono occupata) ha reagito decidendo di dedicarmi il suo tempo per tutto il tempo che io (e i miei capelli) avessimo avuto bisogno del suo aiuto. 

E per “dedicarmi il suo tempo” intendo dire che l’ha fatto non come fossi una cliente, ma come se fossi una barbie con cui giocare. Quindi ha cominciato a (i) mettermi lo smalto; (ii) pettinarmi (e sin qui…); e (iii) truccarmi.

Ora, mentre mi truccava, senza che opponessi la minima resistenza, la guardavo di sottecchi: diciamo che era conzata come un’adolescente emo (con occhi talmente bistrati di nero da rasentare il panda). Quindi, mentre la sentivo passarmi il quarto strato di eye liner, non potevo esimermi dal riflettere sul risultato finale. Non ero sicura se dovessi ridere o dovessi piangere. 

Nel dubbio, comunque, rischiavo il soffocamento.

Anyway, alla fine - non so come - ne sono uscita viva, vegeta e ... dall'aspetto peculiare.

Relativamente all'aspetto, non potendo allegare una foto che renda idea, cercherò di sopperire con un'accurata descrizione.

Era l’una di pomeriggio, di un pomeriggio d'agosto. Fuori c'erano 48 gradi, Ulisse (l'ennesimo anticiclone) arrostiva impietoso l'asfalto cittadino.

Lì in mezzo alla canicola che scioglieva i marciapiedi e rendeva sfocato l'orizzonte, avanzavo io: con le unghie rosa shocking, il viso reso pallidissimo dalle 4/5 mani di  cipria, gli occhi bistrati a quintupla mandata di nero, la frangia incredibilmente scura, sinistramente lucida, dritta e tesa sugli occhi (bistrati come sopra) e le labbra con lucidalabbra rosa shocking.

Sembravo Gong Li in Memorie di una Geisha.

Anzi, Gong Li sarebbe stato un gran complimento, quindi rettifico: sembravo una giapponese di Torvajanica che s'era vestita a festa, di agosto, in Italia, per celebrare il dragone tuonante di Kyoto. Pronta a cimentarsi con la danza dei ventagli mentre aspettava alla fermata il tram 19 (o, almeno, questo era quello che sembrava pensare la gente che mi fissava stupita e con una punta di pena). 

Che poi, il look-gheisha non mi starebbe nemmeno malissimo: se fosse stata sera e ci fossero 10 gradi in meno.

Ma era ora di pranzo e per la serie 'al peggio non c'è mai fine', io, conzata da Gong Li, mi son dovuta recare in Studio Grandicello per affrontare il mio ultimo giorno lavorativo prima delle vacanze estive.

Infondo, molto infondo, farei sempre l’avvocato.

E se avessi provato a togliermi il trucco mi sarei ridotta peggio di un panda.

Mai come oggi avrei desiderato avere il sacchetto di carta, da ficcarmi in testa, esattamente come charlie brown….

martedì 31 luglio 2012

Sexual Killer (sottotitolo: Mutande Pazze)


"L'ozio è il padre dei vizi" (dalle lettere di Gianni a Finmeccanica).

Ieri pomeriggio mi squilla il telefonino: è allarme di casa, la fotocellula vicina alla finestra della camera da letto.


Panico. Angoscia.

Il periodo estivo è rinomato per l'iperattività di ladri e ladruncoli.

Con il cuore in gola, mi son precipitata a casa accompagnata dallo zelante Barbapapà (sin troppo felice del sottile brivido che gli offriva la canicola estiva...e, soprattutto, di avere una scusa plausibile per abbandonare 20 minuti la propria postazione...cui ormai rischiava di saldarsi come un trilobite fossile).

Mentre correvo verso casa, il mio iper-tecnologico (e fastidiosamente zelante) allarme chiamava a ripetizione i numeri di telefono "amici" che io stessa avevo messo a disposizione della centrale per avvertire dell’intrusione.

E chi veniva chiamato, ovviamente, chiamava me per avere notizie.

E il cerchio telefonico si chiudeva. Nel frattempo, l'allarme continuava a urlare ignaro.

Dopo una corsa disperata Barbapapà ed io arriviamo a casa e costatiamo che - per fortuna!- era tutto a posto. Forse un animale sul balcone non aveva trovato niente di meglio da fare che andare a passeggiare vicino alla fotocellula.

Nel frattempo, le persone contattate dal mio allarme continuavano a chiamarmi ma a questo punto, dovendo fare il giro di casa, non riuscivo a rispondere.

Fra chi mi chiamava per avere notizie c’era anche la Persona Y Qualsiasi (che come ricorderete è stata per anni collega e compagna di stanza) che, non sentendomi rispondere ed essendo una punta ansiosa, ha la bella idea di chiamare i miei colleghi (nonché suoi ex colleghi) per sapere qualcosa.

Piccola digressione: la Persona Y Qualsiasi ha lasciato Studio Grandicello...per lavorare in un altro studio grandicello concorrente (d'ora innanzi l' "Altro Studio Grandicello").
Barbapapà - nell'evidente euforia causata dalla boccata d'aria presa fuori orario - nel rispondere alla telefonata, conoscendo bene la Persona Y Qualsiasi e sapendo quanto poco lucida sa essere quando è ansiosa, pensa bene di farle uno scherzo.

Così le dice che a casa mia era quasi tutto a posto. Quasi tutto perché il ladro mi aveva rubato tutte le mutande.

La  Persona Y Qualsiasi anziché mandarlo al diavolo, entra ancora dipiù in ansia perché la cosa è “terribilmente inquietante” (e qui…fosse stato vero…come darle torto?).

Subito dopo il consumarsi dello scherzo del giocoso Barbapapà, torno in studio, cotta come una pera dalla canicola estiva.

Ovviamente vengo informata della burla.

E altrettanto ovviamente decido di assecondarla.

Così, quando dopo 5 minuti il centralino mi passa una Persona Y Qualsiasi preoccupatissima, le rispondo solo “hai saputo?”

E lei a pezzi “si!!ma dimmi bene….ma che cosa assurda!”.

E io “si, assurda davvero. Ti rendi conto?Non ho più mutande.”

E lei “ma come fai a pensare a queste cose???pensa che ti sono entrati in casa!!!”

E io “si, ma stasera come mi cambio?non ho mutande.”

E lei “stasera dormi da me!non puoi tornare in un posto dov’è successa una cosa del genere!!”

E io “non posso dormire da te. Non ho mutande”

E lei (sempre più esasperata) “Basta!!pensa alle cose serie!!”

E io “ho capito che è estate, fa caldo, ma questa è una cosa seria. Prova tu a stare senza mutande.”.

E lei “guarda...ti giuro...quando fai così...non ti capisco!”

E io “anch’io non capisco come tu non capisca….che è uno scherzo!!ahahahahah!!!”

E lei “……ah…..è uno scherzo…..ah…..che str*nza…..certo un problemino ce l’hai: da quando mi hanno raccontato questa cosa a quando mi hai risposto al telefono…beh, in quel lasso di tempo ho raccontato a tutto l'Altro Studio Grandicello (soci fondatori compresi) che ti hanno rubato da casa tutte le mutande”.

Ho passato l’ultima oretta serale di lavoro a rispondere a mail (preoccupatissime) di gente che chiedeva delle mie mutande.

Ora sono io che chiedo a voi....mi chiedete anche perchè sarei un Avvocato Pentito?Ditemi voi: quale credibilità posso ritenere di avere come legale?

Ah...se nei prossimi giorni doveste leggere su Top-legal di un furto di mutande...sarà anche irrimediabilmente svelata l'identità di No Brain!


lunedì 23 luglio 2012

Keep Calm and Carry On



Cari Amici,


come già sapete, uno Studio Grandicello non è uno studio legale, ma un pronto soccorso. Almeno come spirito.

Bene, oggi abbiamo avuto l'ennesima riprova.

***

L'Antefatto


A metà settimana scorsa, un socio X del nostro studio chiede ad un altro socio di verificare la correttezza di alcuni documenti legali. Tecnicamente si chiamerebbe una due diligence.

Sue parole testuali si sarebbe trattato di una cosa veloce, che avrebbe impegnato poco tempo, ma soprattutto la cui scadenza era di (addirittura!) venti giorni naturali.

Ora, cosa intendesse con 'giorni naturali' lo ignoro, visto che il concetto sfugge alle mie (poche) conoscenze legali e anche a quelle (ancor più misere) di fisica e biologia.

Comunque - viste le pressioni cui in genere siamo soggetti - sembrava un bel po' di tempo (20 giorni addirittura....weekend compresi...praticamente una vita!).

La fantastica due diligence "dai tempi rilassati" era stata affidata ad un collega che, diciamo, non è carente di senso dell'umorismo (che d'ora innanzi chiameremo il "Bischero").
Bene,  il Bischero ha quindi deciso di cominciare a dare un'occhiata al da farsi solo a partire da questa settimana (visto che il povero aveva molto altro da fare....e per una volta il 'da farsi' in questione non consisteva del ragionare delle preferenze sentimentali di Belen).

Il Bischero, disgraziatamente, divide la sua stanza con una delle collaboratrici del socio X di cui sopra. Questa collaboratrice, in particolare, è incaricata di occuparsi della due diligence per la loro materia di competenza e soprattutto (compito ingrato) di "coordinare" in qualche modo tutti i collaboratori degli altri dipartimenti che nella stessa fossero coinvolti (la compagna di stanza-coordinatrice, d'ora innanzi anche "Franceschina").

Durante la scorsa settimana, Franceschina aveva svolto timidamente il ruolo di coordinatrice.

Franceschina "...ma...per caso....per sbaglio....avete letto i documenti..."

Bischero "Franceschina!!non rompere eh!s'è detto 20 giorni!".

La settimana scorsa era trascorsa tranquilla.

***

Il Fatto.

Stamane, Franceschina chiede al Bischero (un po' meno timidamente) "...allora...a che punto siete con la due diligence?il tempo stringe".

Il Bischero - evidentemente goliardico dalle energie accumulate nel fine settinama, le risponde frizzante: "Franceschina!Ti si è detto di non rompere i cojoni!S'era detto 20 giorni, quindi sai che c'è?TIE'!!" e accompagna le parole ad un più che eloquente gesto dell'ombrello indirizzato a Franceschina.

E qui, miei cari, si consuma il dramma.

Franceschina scoppia in lacrime e singhiozzando ripete all'attonito Bischero:"non è colpa mia, ti giuro...non è colpa mia.....è urgentissimo----è urgentissimo".

Il  Bischero, come immaginerete, s'è appellato a tutti i Santi per evitare di scoppiarle a ridere in faccia. Così per non sapere né leggere né scrivere, le fa 'pat pat' sulla capuzzella scossa dai singhiozzi dicendo solo 'su, su....' e nascondendo il viso, rideva comprensibilmente sotto i baffi.

Da lì la tragedia già in atto ha assunto contorni inquietanti e - oserei dire - shakespeariani....

Franceschina continuava infatti a piangere al telefono col suo capo, il socio X, il quale, spietato come Hermann Goring, continuava a gridarle contro di insistere con chiunque fosse coinvolto nella due diligence, dicendo di chiamare tutti ed insistere che il lavoro andava fatto entro il giorno successivo. Non un'ora in più.

Secondo il socio X Franceschina doveva chiamare ed insistere con tutti. Compresi i soci anziani di Studio Grandicello.

Ora, se il Bischero aveva avuto la reazione sopra descritta...potete immaginare benissimo cosa possano aver risposto alla povera Franceschina i soci anziani di Studio Grandicello, forti della loro posizione di dominio.

Franceschina era esasperata. Dopo l'ultimo colloquio telefonico con il socio X, Franceschina chiude seria il telefono, si gira verso il Bischero e i suoi compagni di stanza....e dice greve: "sappiate che il mio capo ha detto che stasera, alle dieci, farà la ronda fra le stanze per controllare che si stia lavorando alla sua due diligence e chi no".

Bene, in previsione della ronda di Goring, ecco cosa si è appeso nei corridoi dell'ala sovversiva di Studio Grandicello.

In modo che se qualcuno, per puro tuziorismo giuridico, dovesse passare alle 10 di sera, così a controllare....troverebbe le sedie vuote e il poster qui di seguito allegato ad attenderlo.





giovedì 28 giugno 2012

Infortuni sul lavoro

Un avvocato svolge una professione ad alto rischio: è civilmente responsabile verso i suoi clienti delle consulenze che offre, dei contenziosi che segue. In altre parole, se gli avvocati fanno una cappellata dovrebbero risarcire i clienti del danno (economico) arrecato.


Il condizionale è ovviamente d’obbligo: essendo avvocati (e potendo quindi usufruire di tutela pressoché gratuita) il cliente, come minimo, deve provare in giudizio tanto la cappellata quanto il danno. E la cosa può non essere agevolissima.

In compenso, quello di avvocato non dovrebbe essere (almeno sulla carta) un mestiere fisicamente logorante.

Non dovrebbe esistere una casistica di infortuni sul lavoro.

In genere.

Un paio di settimane fa, No Brain - per un giorno - si trasformava da criceto macina-carte (dicesi di legale lasciato a marcire dietro la scrivania per gran parte della giornata) ad avvocato vero e proprio: era stata incaricata di andare in udienza.

Ora, le nostre vite da criceti in studio grandicello sono talmente eccitanti, roboanti e piene di allegre novità che riuscire ad andare una mezza giornata in udienza è l’equivalente di vincere un giro sulle montagne russe per un bambino di sei anni.

Ovvero, la canonica ora d’aria per un carcerato.

Non solo!L’udienza era alle ore 10.30 antimeridiane, il che avrebbe significato (nell’ordine) 1) sveglia con calma; 2) lauta colazione; 3) giro d’auto fischiettando con l’autoradio accesa; e, soprattutto, 4) giro di shopping post-udienza.

Bene, disgraziatamente - il giorno dell’udienza - No Brain NON aveva sentito la sveglia. S’era buttata giù dal letto come un salmone si tuffa nella corrente di un fiume. S’era trascinata verso il bagno, lavata e vestita nel tempo record di 8 minuti e 55 secondi. S’era fiondata in auto reggendo ancora fra le labbra lo spazzolino da denti. Aveva gettato lo spazzolino dal finestrino alla prima curva utile. Aveva avuto modo di bestemmiare*più forte dello speaker di radio KissKiss Network. Aveva maledetto con tutto il cuore (e a pieni polmoni) l’invivibile metropoli nel cui traffico era rimasta (ovviamente) imbottigliata. Aveva vagato 30 minuti buoni in preda alla disperazione più nera alla ricerca di un posto dove parcheggiare il suo bolide “vintage” immatricolato dell’Annus Domini 2000 (D.C.). Dopo aver finalmente trovato un posto “altamente creativo” in cui stipare la macchina, s’era diretta - nuotando nell’asfalto reso molle ed infuocato dal caldo - verso la torretta per pagare il parcheggio a pagamento. Era stata derisa da n. 2 passanti perché cercava di pagare 4 euro con la carta di credito (ovviamente senza ottenere risultato). Alla fine era riuscita (dopo aver ravanato 10 minuti nella borsa e aver trovato trionfante e commossa 20 cent abbandonati nel 2008) a ritirare un biglietto che le consentiva di lasciare la macchina parcheggiata per ben 20 minuti. Si dirigeva, biglietto del parcheggio munita, di nuovo verso la suddetta macchina vintage.


Ah, casomai non l’aveste capito, l’ora d’aria de qua veniva fruita da No Brain nella prima, vera, afosissima giornata estiva offerta da questo torrido giugno 2012. 40 gradi all’ombra. E la macchina vintage di cui vi parlo è nera e con l’aria condizionata rotta.

Stiamo parlando di un tentativo di suicidio, insomma.

Come dicevo, alle ore 9.44 No Brain otteneva il biglietto del parcheggio.

Alle ore 9.46, mentre avanzava sotto la canicola verso la macchina, No Brain sentiva le gambe venirle meno e così - come un sacco di patate - crollava a peso morto sull’asfalto. Rectius: a peso morto sulle sue ginocchia.

Come Andre Agassi dopo un Ace. Come Maradona dopo un goal di rigore.

Solo che loro si buttavano di ginocchia sull’erba. No Brain collassava sull’asfalto rovente metropolitano. E dallo stesso asfalto rovente veniva marchiata a fuoco come una Vaccina del Far West.

Assisteva alla scena un’arzilla signora 80enne che - preoccupata - aiutava a rimettersi in piedi la povera No Brain, che la rassicurava che era tutto a posto, andava tutto bene, no, signora, davvero niente di rotto…solo un po’ di paura.

Mentre veniva tranquillizzava, la signora guardava dubbiosa le ginocchia della malcapitata. No Brain seguì lo sguardo dubbioso dell’interlocutrice e notò che le ginocchia erano completamente sanguinanti. Peggio. Il sangue s’era attaccato al leggero e chiaro vestitino estivo coprendolo di macchie. Macchie di una certa dimensione, per giunta.

Ciò nonostante, la malcapitata si affrettò zoppicante verso il tribunale. Entrò in aula, giusto in tempo per sentir chiamare la sua causa.

Stringendo i denti, occupò la sua posizione davanti al giudice e si alzò in piedi quando fu il punto di parlare.

Con la testa alta. Lo sguardo fiero. Come un soldato al fronte. Davanti al suo plotone di esecuzione.

E il giudice, evidentemente turbato, sostenendo lo sguardo fiero, prima che No Brain potesse proferir verbo, aprì bocca e disse “…ma no, avvocato, mi faccia la cortesia, lei stia seduta eh?”.

Fu così che No Brain diete un’occhiata alla sua immagine riflessa nella porta a vetri dell’aula di tribunale: con le ginocchia completamente rosse e tumefatte, il vestito così macchiato, pareva un’immaginetta votiva raffigurante Cristo in croce.

Nella migliore delle ipotesi, una povera vittima di violenza domestica.

Chissà però…magari almeno in questa maniera i giudici turbati avrebbero potuto darle ragione?

A testimonianza di tutto quanto sopra, allego alla presente immagine raffigurante le ginocchia sfigurate (post-udienza e post-provvidenziale ripulitura in locale pubblico adibito a ristoro - BAR).




* si osserva che il verbo “bestemmiare” viene adoperato in questo contesto con accezione tipica del sud Italia ovvero indicando l’utilizzo di turpiloquio, volgarmente (nel senso di uso comune, in quanto tipico del “vulgus”, volgo) qualificato come “uso di parolacce”. Non indica l’attività di chi - munendosi preventivamente di calendario gregoriano - inveisce contro ciascun singolo santo cui è dedicato ciascun  giorno nei 365 giorni che compongono l’anno solare.





giovedì 31 maggio 2012

Il Post Politicamente Scorretto

Innanzi tutto, miei cari lettori, devo chiedere venia.

Sono stata così assente nell'ultimo periodo perchè impegnata a vivere una delle esperienze più traumatiche per un essere umano, dopo l'esame di maturità: ho traslocato.

Nella fattispecie s'è trattato del trasloco n. 10 della mia vita c.d. "da adulta" (id est dal momento in cui sono andata a vivere da mia madre ad una distanza sufficiente a che imparassi ad utilizzare la lavatrice e a decifrare i criptici simboli di lavaggio sui capi di vestiario).

Ma di questa traumatica esperienza (vissuta da avvocato pentito) avrò modo di significarvi nei giorni a venire. Quest'oggi voglio parlarvi di qualcosa che poco ha a che fare con i traslochi. E ancor meno con l'attività forense.

Come dice il titolo, si tratta di un post "politicamente scorretto", inviterei, pertanto, i più puritani e sensibili di voi a non proseguire con la lettura.

Tutti gli altri maliziosi, venissero pure assieme a me.

(Ammazza quanti siete!)

Come sa chi mi conosce bene (e come ho già avuto modo di scrivere su questo blog) da circa un annetto, sono patita di shopping on.line, in quei siti (tipo saldi privati, buyvip, ecc) che offrono periodicamente grandi firme superscontate.


Di recente ho trovato altri due siti: Bamarang e Dalani che - con la stessa filosofia - vendono oggetti di design (dovendo arredare una nuova casa, trovo la cosa molto utile, non foss’altro per spunti ed idee).

Quest’oggi uno dei due siti in questione mi ha stupito.

Mentre decidevo se acquistare o meno uno sgabbellino contenitore, che avrebbe il nobile fine di esser posizionato in bagno in modo che possa riporre con cura la cartaigienica (scusate la parola azzardata, ma incredibilmente anche gli avvocati ne fanno uso), vagavo oziosamente fra le altre offerte.

E' stato così che ho scoperto che uno dei miei nuovi siti preferiti (assieme a sedie e pentole) aveva messo in vendita niente popo' di meno che i “vibrating toys” ovvero “i vibratori di design”, come da descrizione “per vivere con design ed umorismo, anche i propri momenti di piacere”. A questo proposito e in particolare "per un piacere (...) solitario e condiviso, che non vuole avere barriere di alcun tipo. Vibrating toy eccitanti e divertenti, che non dimenticano un pizzico di ironia, per una sessualità scevra di imbarazzi, ma piena di soddisfazioni.".


Ora, mentre mi si affacciava alla mente la domanda (condivisa anche da voi, spero) circa a cosa esattamente possano servire umorismo e design per un oggetto del genere, con una certa inquietudine ho constatato che i “meravigliosi oggetti” di cui sopra erano - di volta in volta - simili:
  •  ad un cactus;
  •  ad una specie di cono gelato (e fin qui, ci saremmo anche); ma ANCHE (e qui nasce l’inquietudine)
  •  ad un forchettone da cucina (di design, si intende);
  • ad una mini-parabola
  • ad una ranocchia salterina
  • al manico di una doccia
Sono certa che la maggior parte di voi starà provando una punta di dolore al pensiero dell'utilizzo alternativo del proprio forchettone da cucina e della propria parabola di sky (in relazione a quest'ultima...chissà se continuerebbe a mantenere una perfetta ricezione anche in quel momento...).

Ma io mi chiedo, quale esatta aberrazione può portare una persona ad utilizzare una ranocchia salterina (di design) in un momento del genere?
Ciò detto, lasciando da parte cactus, forchettoni e (soprattutto) ranocchie, ho continuato a navigare (meno oziosamente devo dire) nel citato sito (che evidentemente sino ad oggi avevo sottostimato) e - sotto l’insospettabile voce “kit da viaggio” - ho scoperto che si celava un'altra sorpresa: il “set dell’amore”.

Qui vi prego di sospendere un attimo quel che state facendo (qualsiasi cosa voi stiate facendo, anche qualora la suddetta attività coinvolga il forchettone e la ranocchietta di cui sopra) e vi invito a leggere assieme a me la descrizione del set dell’amore: “il simpatico kit per amanti: una pratica bag cilindrica che nasconde un asciugamano di cotone, otto fazzolettini da bagnare che diventano pratiche salviettine, due profilattici e due lubrificanti. Un accessorio da avere sempre con sé, per le romantiche situazioni inaspettate.”.

Ora, vorrei portare la vostra attenzione alla romantica situazione inaspettata.

Immaginate, che so, di abbordare chicchessia in discoteca, al mare o all’ufficio dell’anagrafe (scusate la banalità di quest'ultima citazione, ma ho fatto due ore di fila per il cambio di residenza proprio stamane e - come si dice - la speranza è sempre l'ultima a morire).

Immaginate che nasca un’attrazione improvvisa ed irresistibile.

Immaginate di appartarvi con il chicchessia e che la situazione si riscaldi.

Nel momento clou (rectius, un attimo prima del momento clou), mettete la mano in borsa e tirate fuori “il kit dell’amore” (incluso preservativo e - soprattutto - lubrificante).

A questo punto, immagino, il chicchessia di turno sarà preso da invincibile romanticismo e - capendo finalmente le vostre intenzioni - comincerà ad accendere candele profumate e a recitare poesie di Torquato Tasso (anziché, grazie soprattutto all’offerta del lubrificante, fare immediatamente uso di tutti i pezzi del kit, non necessariamente nel modo di utilizzo proprio che quell’oggetto avrebbe nella vita comune).

A ben pensarci in una situazione del genere probabilmente ci starebbe anche l'utilizzo improprio della rana salterina.

Sinceramente mi sto anche maledicendo al pensiero di non aver scelto con molta più cura il doccino di casa nuova....



mercoledì 28 marzo 2012

Il Blog 100% Affidabile

Cari internauti,

no, non mi piace granchè. Riproviamo.

Cari lettori

oddio, troppo autoreferenziale, cambiamo.

Cari pazzi di catene che per vocazione o ventura incappate regolarmente in queste pagine

(ecco si, così mi piace molto dippiù)

Oggi non vi parlo di studio Grandicello (anche se ci sarebbe tantissimo di cui parlare, ma aspetto giusto che si compiano alcuni avvenimenti domani e dopodomani in modo da sfornare in un solo colpo una trilogia degna di Tolkien....magari non così lunga direi...o spererei....ma solo perchè infondo infondo vi voglio bene).

Dicevo, oggi niente storie di vita vissuta in Studio Grandicello, perchè devo pagar pegno al nuovo mondo cui ormai da un annetto a questa parte appartengo. Oddio forse "appartengo" è troppo forte...diciamo "bazzico", anche perchè se uso "appartengo" mi viene in mente la canzone di Ambra "ti giuro amore un amore eternoooooo".

Scusate, prendo il lexotan e torno da voi.

Plink ... Plink ....Plink.....glugluglu.....ahhhhhhhhhhhhhh

Cari amici, dicevo .... no, non si tratta del mondo dei sanatori mentali, mi riferisco al mondo dei blogger.

(wow quant'è fico dire 'sono una blogger'???ci penso solo ora.....quando dico 'faccio l'avvocato' non mi si fila nessuno....invece se dico 'ciao, sono una blogger', magari con voce profonda e sguardo sensualo imbrocco come una dannata....si, mi devo presentare così, ora mi preparo anche i bigliettini da visita)

Comunque, la mia amica di blog La Fiammiferaia (ATTENZIONE: sono riuscita a creare il link al sito!!!!!!!!mamma hai visto??non ho studiato tutti questi anni per nulla!!!!!!so fare qualcosa di socialmente utile!!!) mi ha carinamente (e molto generosamente) nominato per il premio "Il Blog 100% Affidabile" (e sono due link...no dico due!!!!ma vieniiiiiiiii!!!!).

Ora, questo mi spinge ad operare come segue:

1) devo spiegare quando e perchè ho deciso di aprire questo blog; e

2) devo nominare altri 5 blog che ritengo abbiano le caratteristiche per il premio.

Analizzando il punto 1). Come fosse un film di Carlo Vanzina, questo blog è nato durante le "vacanze di Natale 2010", il 27 dicembre per l'esattezza. In realtà ha radici lontane. Come ben sa chi mi conosce da tempo, grazie al blackberry messo in dotazione da Studio Grandicello, ormai da anni mi dilettavo a raccontare via mail ai miei amici più cari i tanti aneddoti buffi o divertenti che mi capitavano (che fossero uscite pseudo romantiche, vacanze estive, vita di studio, poco rilevava: l'importante è che ci fosse una radice 'comica' alla base di cui ridere e di cui - soprattutto - far sorridere). Così - complice l'assurda bolla in cui si vive in Studio Grandicello - ho pensato bene di ampliare potenziale pubblico e condivisione (anche perchè risulta molto più comodo scrivere assurdità sulla tastiera del pc, anzichè digitarle sui minuscoli tasti di un blackberry).

Ciò detto passiamo al punto 2). Come se fossimo al Grande Fratello, facciamo le 5 nominations! Prima di procedere, sbrogliamo un paio di punti preliminari. Ossia: quali caratteristiche deve avere un blog per essere nominato?E' presto detto:

Come si distingue un Blog Affidabile? Per alcuni semplici ma importanti regole:


1) E' aggiornato regolarmente

2) Mostra la passione autentica del blogger per l'argomento di cui scrive

3) Favorisce la condivisione e la partecipazione attiva dei lettori

4) Offre contenuti ed informazioni utili e originali

5) Non é infarcito di troppa pubblicità

Ora, sorvolando sulle motivazioni che hanno spinto la cara Fiammiferaia a nominarmi (grazie sorella, ti devo una pizza!) ritenendo che questo sciagurato blog avesse queste caratteristiche, ho un GROSSO problema pratico: non tutti i blog che seguo (o seguivo) aggiornano proprio "regolarmente", ma nonostante questo, ve li segnalerò ugualmente perchè (a mio insindacabile giudizio) ritengo meritino una nomination.

Ciò detto, ecco le mie 5 nominations (assolutamente in ordine sparso):

La Fiammiferaia (devo nominarti per forza: il tuo è uno dei pochi blog che seguo giornalmente!)

Memorie di Una Vagina (semplicemente grandioso!Grazie alla mia Grande Amica per avermelo segnalato!)

C5 (era proprio un bel blog, quando lo aggiornava!niente ironia qui però, solo poesia seria)

Lì Dietro (ho scoperto solo pochi giorni fa....le 16 puntate di un omonimo avvocato pentito....è lì ho avuto conferma - qualora ce ne fosse bisogno - che gli avvocati pentiti e le belle "penne" sono donne!)

Ironia Prima di Tutto (scoperto grazie ad Aspirante Qualcosa!)

Ciò detto non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima!

E...blog power! (cavolo quanto mi piace!)

martedì 20 marzo 2012

RIconoscimenti di Chiamata

Dio dei telefoni, perchè hai creato il riconoscimento di chiamata?

No, dico, è uno strumento estremamente utile ... per esempio in caso di stalking, per risalire ai molestatori.

Oppure lavorativamente perchè sapere (in anticipo) chi ti tampin...aehm, volevo dire, chi ti cerca può essere risolutivo della giornata: a te rispondo, a te invece no, brutto rompiscatole sputadubbi (soprattutto se i predetti dubbi sono sputati (i) la mattina, prima del caffè; e/o (ii) la sera dalle 19.30 in poi).

Certo, a volte il riconoscimento di chiamata qualche guaio lo crea.

Nelle settimane passate, No Brain aveva ricevuto chiamate, sul diretto, da un numero non immediatamente riconducibile a qualcuno.

Giorno 1

Sul display appariva quel numero (02.8675 ecc.), No Brain anzava la cornetta (e lì si sa: Mondial casa ti aspetta. Ok, scusate, pessima battuta) e con tono professionale e voce che arrivava dritta dritta dal diaframma pronunciava il suo "pronto?".

Dall'altro capo del telefono, una voce altrettanto professionale, seria, compita e profonda chiedeva con tutto il suo diaframma "Parlo con l'Avvocato No Brain".

No Brain (diaframma + un po' di singhiozzo) "certo. Dica pure".

Altro capo del telefono "Ahahahahahahah ma che non m'hai riconosciuto???ahahahahahah ma che voce fai???ahahahahah ma non ci si crede!!sono io, Andrea, possibile che non l'avevi capito???E smettila con questa voce che tanto si sa che dentro Studio Grandicello fai fotocopie!!ahahahahahh".

Giorno 2 (non proprio consecutivo al Giorno 1)

Sul display appariva quel numero (02.8675 ecc.), No Brain anzava la cornetta (evito battute) e con tono professionale e voce che arrivava dritta dritta dal diaframma pronunciava il suo "pronto?".

Voce altrettanto professionale, seria, compita e di pieno diaframma "Parlo con l'Avvocato No Brain?".

No Brain (diaframma + parecchio singhiozzo...avete mai provato ad usare il diaframma voi??) "certo. Dica pure".  

Voce dall'altro capo del telefono: "ahahahahahahah!!!ma ancora???ma non mi riconosci proprio????ahahahah se ti ascoltassi che voce hai!!!"
 
Giorno 3 (non troppo lontano dal Giorno 2)
 
Sul display appariva quel numero (02.86 ecc.), No Brain anzava la cornetta (questa volta nemmeno sto pensando a Mondial Casa....ops....) e con tono professionale e voce che arrivava dritta dritta dal diaframma pronunciava il suo "pronto?".

Voce altrettanto professionale, seria, compita e di pieno diaframma "Parlo con l'Avvocato No Brain?".

No Brain, rinunciando al diaframma: “sisi, certo, quando non faccio fotocopie faccio finta di far l'Avvocato. La finiamo quindi?”

Dall’altra parte del telefono: "....." (silenzio pregno di imbarazzo)

No Brain: "oh, hai perso la voce??lo vedi ad usare il diaframma a sproposito??ahahahah“

Dall'altra parte del telefono. Gelido e secco. "sono dello Studio Castrioni Mazzanti Viendalmare”

No Brain: “ahahahah!ti potevi inventare un nome meno ridicolo almeno??ma che studio potrebbe avere un nome simile?allora ho l'onore di parlare con Andrea dello Studio Castrioni Mazzanti Viendalmare"

Dall’altra parte del telefono (tono virante verso il seccato) “No. Ha l'onore di parlare con Fabrizio dello Studio Castrioni Mazzanti Viendalmare”.

No Brain (tono virante nettamente verso il falsetto):  ".... Scusi, sono la ragazza delle fotocopie. Le chiamo l'avvocato. (voce in lontananza) avvocatooooo ho risposto io al telefono visto che lei era in riunione con il fondo americano,,,,può venire subito?ah no??Mi dispiace, non può venire. La faccio richiamare io. .... Mi ripeterebbe il nome del suo studio per cortesia?"



















lunedì 27 febbraio 2012

Preparazione culturale a 360° (Parte II - Piccolo dizionario dei Miti e degli Eroi)

Ci sono alcune ragioni recondite che spingono la gente a ritenere che un medico, un avvocato o un ingegnere debbano essere persone colte.


Purtroppo - e su questo molti di voi sapranno darmi ragione - le ore spese a studiare non necessariamente vanno di pari passo con la cultura generale di un individuo.

A seconda del significato che a questa parola (“cultura”) si voglia dare.

Il più delle volte - anzi - m’è capitato di trovare cultura tangibile in persone che non avevano completato alcun tipo di studi particolare. Al contrario, la bistrattata categoria cui mio malgrado appartengo, si dimostra spesso spietatamente monoculturale.

Ciò nonostante, l’uomo medio - di primo acchito - ha tendenza ad affrontare discorsi seri e complicati quando si trova a parlare del più e del meno con un avvocato (o un’avvocatessa, per tornare alle definizioni dello scorso post).

Evidentemente, nel sentire comune (o almeno nel “sentire” comune di qualcuno) non puoi startene seduto con avvocato che conosci appena a parlare di meteo, viaggi, programmi televisivi e dolori articolari come faresti con qualsiasi altro semi-sconosciuto.

Con un avvocato parli di cose serie.

Bene.

Uomo medio, ora - anche se non conoscessi il mio blog e quindi non sapessi che non sono un esempio di serietà compita - mettiti nei miei panni. Dopo 12 ore chiusa in uno studio legale a leggere norme e giurisprudenza, a zampettare su una tastiera per scrivere quattro pagine di contorti ragionamenti giuridici (rectius “seghe mentali”), a stare dietro alle paturnie (raffinatamente legali) dei propri capi (rectius “descrivere con dovizia di particolari l’attività svolta da allegare alla parcella”). Uomo medio, guardami negli occhi e mettiti una mano sulla coscienza: dopo tutta una giornata trascorsa in questa maniera, può farmi davvero così schifo mettere il cervello in log-off e parlare dell’ultima stagione di Criminal Minds?

Anche perché, uomo medio semi-sconosciuto, se alla fine di una giornata lavorativa mi parli di cose troppo strutturate 1) non riesco a starti dietro; 2) comincio a pensare ai fatti miei e (soprattutto) 3) quando tento di re-inserirmi nella conversazione colleziono magnifiche figuracce.

Come segue.

Localizzazione: Cena-senza-impegno-post-lavoro.

Argomenti affrontati: come da partita di trivial pursuit. Storia/Politica/Geografia/Arte, con criterio di assegnazione assolutamente random. Spettacolo assolutamente no. Troppa leggerezza.

Livello di concentrazione dell’interlocutore: 200%

Livello di concentrazione di No Brain: 1.5%.

Fattori esterni che minano il livello di concentrazione: Al tavolo affianco una ragazza racconta alle amiche le proprie avventure sessuali con il suo capo. Sul luogo di lavoro. Dicesi anche concorrenza sleale.

Livello di concentrazione di No Brain su argomenti di conversazione del Fattore Esterno: 700%.

[…Stralcio di Conversazione]

Interlocutore: “hai presente no?Le grandi opere della storia dell’arte….”

No Brain: “esatto” [Come sa chi mi conosce bene ‘esatto’ è la parola che uso di default quando non seguo una conversazione. Questo era più o meno il decimo esatto della serata. Dopo soli 30 min di conversazione. Un piccolo record]

Int.: “l’Ermitage, il Louvre, i patrimoni dell’umanità

N.B. : “esatto…”

Int. “Anche se credo nulla possa competere…indovina con quale museo?”

N.B. “esatto

Int. “…..scusa come?che vuol dire ‘esatto’?”

N.B. [maledizione!!] “…no….ahem….nel senso che hai ragione tu….ci sono altri fattori da considerare” [di che cavolo stava parlando????concentrati!!!non pensare a questa che sta raccontando i dettagli di quando è stata spalmata sulla scrivania….porca vacca….sulla scrivania, con una riunione nella stanza accanto, vi rendete conto???]

Int. “ecco il punto!!altri fattori!!!per me nulla è comparabile alla Galleria Borghese di Roma!!Hai presente?”

N.B. “ [….] ho presente […] si, ho proprio presente”.
Int. “Lì ci sono le due più belle opere dell’umanità

N.B. “esatto [stavolta ci stava tutto!!]”

Int. “indovina quali sono?”

N.B. “[e che cacchio!!cos’è un’interrogatorio??]….ahem….un aiutino?”

Int.: “una è la statua di Paolina Borghese. E l’altra??Devi indovinare tu!”

N.B. “[Ma perché devo indovinarla io??dimmelo e facciamola finita!!...ok, ok, concentrati….ce la possiamo fare. Dunque, Paolina Borghese-------- quindi, Canova….Canova….] Amore e Psiche!!!”

Int. “No!!!!!!!!!!!!!!”

N.B. “[ecchecazzo!]”

Int: “Amore e Psiche è al Louvre!!!Concentrati!!ho detto Galleria Borghese!!!”

N.B.: “[porca vacca galleria borghese…ok, che faccio?compro una vocale?] ahem…mi arrendo! [abbi pietà, ti prego]”

Int.: “Amor sacro e amor profano. Hai presente?”

N.B. “[ahhh ora ci siamo proprio] come no?ce l’ho giusto come sfondo del pc. Da sindrome di Stendhal

Int. “e di chi è??”

N.B. “[oddio che stress!] ecco….è….è….uh aspetta che m’è volato il tovagliolo!!” [volato con doppio salto mortale dall’altro lato della pizzeria, per di più. Miracoli degli spifferi di corrente]

Int. “è di Tiziano?”

N.B. “[Ferro?] esatto [tiè ora ci sta tutto!]”

Int. “e tu?c’è qualcosa che vuoi chiedere?”

N.B. “si…il conto!!! [e addio per sempre, direi, a te, Paolina e Tiziano!]”

*************************************************

Ora, il siparietto appena descritto, m’ha portato ripensare - per una serie di coincidenze - invece proprio alla statua di Amore e Psiche di Canova.

Questa sì, a mio giudizio, una delle opere più belle che mai abbia visto (con buona pace di Tiziano).

Anche perché il mito cui si ispira è sempre stato uno dei miei preferiti sin dall’infanzia (quando ero meno monoculturale e molto meno maliziosa di adesso). Così m’è venuta voglia di ricordarlo e raccontarvelo. Ma a modo mio. Con buona pace di Apuleio (cui la tradizione attribuisce l’origine del mito).
Dunque, tanto per cominciare, si dice questo sia uno dei pochi miti in cui Eros (o Amore) è un adulto e non un bambinetto.

C’era una volta una ragazza bellissima di nome Psiche. Della bellezza di Psiche, quell’invidiosa e antipatica di Afrodite era particolarmente gelosa e, quindi, decise di vendicarsi. Ora, dico io, sei la Dea della Bellezza che già di per sé non è una gran specializzazione, ma mi spieghi che senso ha essere considerata la più bella facendo terra bruciata di qualsiasi ipotetica rivale?Mistero della fede. Pare che nell’antica Grecia funzionasse così: eri particolarmente dotato in qualcosa? Il Dio che ne deteneva la specializzazione diventava geloso e ti rovinava la vita. La famosa “invidia degli Dei”. Come se al giorno d’oggi, spuntassero le verruche in faccia alle modelle di Victoria’ Secrets proprio durante la sfilata.

Comunque, Afrodite voleva rovinare la vita a Psiche, quindi cosa fa? Chiama il figlio, quel mammome senza iniziativa di Eros, e gli dice di usare le sue frecce per far innamorare Psiche dell’uomo più brutto e disgustoso della terra.

Fortuna volle che Eros, vedendo Psiche, sentisse finalmente qualche pulsione che lo facesse desistere dal giocare a freccette per il sollazzo degli altri dei e, così, si innamorò di lei.

Nell’estrema democraticità che caratterizzava i miti greci (in cui la donna aveva lo stesso impulso volitivo di un forno a microonde) Eros rapì Psiche, la portò nel suo castello, e i due s’innamorarono e divennero amanti. All’insaputa di Afrodite. Meglio, Eros era innamorato di Psiche, mentre lei di giorno vagava in questo castello e la notte incontrava il suo amante in una stanza buia, senza poter mai vedere il suo volto.

L’equivalente moderno di una Dark Room.

Eros, per nascondere la sua marachella alla madre, aveva escogitato l’espediente della dark room e s’era fatto giurare da Psiche che questa mai avrebbe tentato di vedere il suo volto.

Ora, Psiche (che per accettare un simile compromesso una punta pervertita doveva pur essere) dopo mesi e mesi di questa vita, spinta dalla curiosità, una sera, mentre Eros dormiva, accese una lampada ad olio nella dark room, per poter vedere almeno una volta in faccia il suo amante.

Purtroppo dalla lampada cadde una goccia d’olio bollente sul braccio di Eros che, evidentemente, fra i vari giochetti non aveva in simpatia il masochismo. Il dio si svegliò, capì che Psiche l’aveva visto in volto (e soprattutto che la mamma presto avrebbe scoperto tutto) e, incavolato nero, piantò Psiche proprio lì nella dark room.

Psiche era a pezzi. Nella Dark Room evidentemente si divertiva parecchio (e vorrei ben vedere, se non ti diverti con il "Dio dell'Amore" con chi vorresti farlo?) aveva scoperto di avere per amante un dio e aveva perso tutto per la sua “curiosità”. Come se qualcuna di voi - incontrandosi furtivamente con un amante con le qualità di un Rocco Siffredi - scoprisse di punto in bianco che il proprio uomo ha le fattezze di Jude Law e nel momento stesso della scoperta fosse piantata in asso.

E chi si riprende più?

Insomma, per farvela breve Psiche vagò anni e affrontò varie prove (in cui ad onor del vero dimostrò di non essere particolarmente sveglia) ma alla fine ottenne il perdono di Afrodite e, di conseguenza, anche del figlio mammone.

Amore e Psiche vissero per sempre felici e contenti nell’Olimpo fra gli dei.

La (romanticissima) morale del mito è che non può esistere Eros senza Anima (Psyche in greco, appunto).

Non c’è sesso senza amore/è dura legge nel mio cuore. Lo cantava anche Venditti, no?

Insomma, d’ora in poi, se vi capitasse di andare a Parigi e di trovarvi di fronte a quella bellissima statua, pensate che vuol dire anche questo.

E che quei due “ripresi in quella particolare tensione che precede un bacio”, in realtà, quel bacio, stanno per scambiarselo in una Dark Room.

Se non è tensione questa...
Hai capito Canova, eh?

domenica 19 febbraio 2012

Riflessioni Filosofiche di una Tranquilla Domenica di Pioggia (Sottotitolo: Pur di non lavorare...)


Stasera dovrei lavorare.

Sono animata da tali entusiasmo e voglia che ho preferito: (i) mettere ordine nell'armadio; (ii) mettere ordine nel frigo; (iii) mettere ordine nei cassetti della scrivania.

Le prime due attività si sono rivelate piene di sorprese quasi commoventi: ho ritrovato un golfino svanito nel nulla tre traslochi fa e una mozzarella di cui avevo perso le tracce poco prima delle feste di Natale (quest'ultima ad onor del vero quasi m'è venuta incontro parlando: ormai s'era creata una micro-vita e un micro-clima completamente autonomi).

Ah, il golfino era disperso nei meandri dell'armadio e la mozzarella nei meandri del frigo. Credetemi sulla parola: la precisazione non è scontata.

Comunque, mentre mi dilettavo in queste faccende asseritamente domestiche, tenevo occupata la mente con pensieri asseritamente filosofici (qualsiasi cosa pur di rimandare il momento in cui avrei dovuto - asseritamente - pensare al "lavoro"). No, non temete, non mi sono occupata di investigare sulla vita segreta della mia mozzarela (anche se secondo me col pecorino, quel gran porco, qualcosa dev'esser pur successo): ormai è adulta e capace di cavarsela da sola e mi sentirei di violare la privacy che s'è conquistata a caro prezzo in quella giungla che è il mio frigo.

Riflettevo su come gli altri (id est le controparti della nostra vita, per usare una metafora giuridica) ci vedono e come noi in realtà siamo. Non voglio entrare nella metafora della maschera pirandelliana (non sono ancora arrivata a tale livello di confidenza con tutti voi da giustificare questo livello di sadismo): ma certe volte, i commenti che la gente restituisce sul vostro conto....non sembrano definire una persona completamente diversa da quello che davvero siete?o che pensate di essere?

Ma alla fine noi siamo quel che la gente percepisce, o quel che pensiamo di essere?

E alla fine chi diavolo è nato prima: l'uovo o la gallina?La scienza ha già dato la sua risposta. Ma la gallina ha fatto ricorso (Cit. C. Guzzanti, Il Caso Scafroglia, Roma, 2002).

Bando alle divagazioni. Torniamo a noi e cominciamo con qualche caso pratico. Per comodità userò un soggetto a me (e a qualcuno di voi) piuttosto noto: No Brain. Scopriamo con piccoli esempi pratici come - in diverse occasioni - le terze parti l'hanno percepita.

Esempio 1 - Contatti di Quarto livello (sottotitolo: come ti percepisce la gente che ha a che fare con te, causa lavoro, per brevi periodi)

Come immaginerete sono laureata da un po'. Lavoro in Studio Grandicello e ho superato l'esame di abilitazione professionale. Quindi, a tutti gli effetti, anche legali, faccio l'avvocato. Pentito, certo, ma questo lo sapete voi e io. Quando mi presento a qualcuno per lavoro non allungo il biglietto da visita con su scritto No Brain - Avvocato Pentito. Ecco...in realtà non allungo nessun biglietto da visita...in genere lo dimentico nel cassetto della scrivania. Comunque, mi presentano come l'avv. No Brain.

Ok. Questo concetto pare di difficilissima assimilazione per chiunque. Il fatto che sia donna e non incartapecorita, fa sì che il cliente medio di Studio Grandicello - al primo incontro - non riesca a non chiamarmi in altro modo se non Signorina. Nemmeno Signora. Signorina. E neanche Signorina No Brain. Signorina e Basta.

Agli incontri e telefonate successivi, dopo che ho aperto bocca diverse volte, magari spiegando concetti piuttosto complicati e rispondendo alle domande più assurde, arriva la promozione sociale. Da signorina, passo a dottoressa. Mi restituiscono la mia laurea. Una bella sudata, ma ogni volta una soddisfazione.

Questo status è quello finale. Il passaggio ad avvocato non avviene mai. Anzi, magari con il tempo, con la confidenza, si regredisce drammaticamente ad un sinistro rapporto filiale: una volta una cliente, quando la chiamai trionfante perchè avevo vinto (per lei) una causa partita disperata e difficilissima, mi rispose "grazie cara figliola. Ma ora me lo prepari un altro bel ricorso?Su su!!". Complice l'accento, avevo la sensazione stesse chiedendo alla nipotina di prepararle un bel piatto di cappelletti in brodo. Che poi li sapessi fare davvero, a mano, i cappelletti.

Esempio 2 - Contatti di Terzo tipo (sottotitolo: come ti percepisce la gente che ha a che fare con te, causa lavoro, per periodo più lunghi).

Per un periodo piuttosto lungo, tempo fa, ebbi a che fare con alcuni funzionari della pubblica amministrazione.

Nella pubblica amministrazione contano tantissimo i titoli. E' tutto un "dottore", "ingegnere", "architetto", e così via.

Quindi, con somma soddisfazione, sin dal primo incontro - nel pubblico ufficio - ero la "dottoressa". Sempre senza nome e cognome dopo. La dottoressa e basta.

Ma era una partenza bruciante, se pensate alle tribolazioni dell'Esempio 1. 

Col passare del tempo e degli incontri, funzionari e dirigenti devono aver cominciato a provare uno straccio di stima nei confronti della sottoscritta. 
Lo capii quando - di punto in bianco - cominciarono a chiamarmi "signorina dottoressa".

Sempre senza nome tipo "laSignorinaDottoressa" TuttoAttaccato.

Ma capii che li avevo conquistati solo il giorno in cui - nel redigere il Verbale che certificava il nostro incontro - cominciarono scrivendo "E' presente nei nostri uffici la Signorina Dottoressa Avvocatessa".

Sempre senza nome e cognome.

Ero commossa. Certo, "Dottoressa Avvocatessa" sembrava il titolo di un film degli anni '70 con la Fenech (la DottoressaAvvocatessa, cosce d'oro e reginetta del foro), ma ero il massimo a cui ero arrivata nei miei pochi anni di (pentitissima) carriera.

Di più ad oggi non sono riuscita ad ottenere. Sia come titolo professionale che come riferimento a film erotici anni '70.

Sono fortemente tentata di allegare quel verbale al mio curriculum.

Esempio 3 - Contatti di Secondo Tipo (sottotitolo: come ti percepisce chi ha a che fare con te, causa lavoro, tutti i giorni).

Il mondo legale è un mondo prevalentemente maschile.

Questa non è una protesta femminista: è proprio un dato di fatto, numericamente ci sono proprio più uomini che donne. Quindi, avendo per larga parte colleghi maschi, è come se lavorassi in una caserma.

Con tutto quello che ne consegue.

Avete presente, no, come si comportano gli uomini nei confronti di una donna anche in un ambiente di lavoro?Hanno dei cicli comportamentali piuttosto ripetitivi: all'inizio pari quasi un miracolo della natura e sono solo carinerie e complimenti ("Che bello vederti"; "Ma come ti sta bene questa gonna"; "Ci andiamo a prendere un the?no, magari te lo porto io, direttamente dall'India, così non ti stressi troppo"; etc.).

Poi...beh, diciamo che cominciano a darti un po' per scontata ("ah sei qui?mi passi tu la pinzatrice, per cortesia, che ho la sciatica e non riesco a muovermi?" - "stai andando al bagno?non è che mi prenderesti pure un caffè dalle macchinette che ho il torcicollo e mi viene a noia alzarmi dalla sedia?").

E nell'ultima fase.....no, non è quella fratello - sorella. Magari. Nell'ultima fase diventi a tutti gli effetti COMMILITONE ("porc....ma l'hai vista la farfallina di Belen???Dico, l'hai vista???" - .... ahem, ecco, non è che mi abbia turbato la farfallina di Belen....- "come non ti ha turbato???Come?????Ma la vedi???La vedi o no???forse c'è riflesso sul computer e non vedi bene???Guarda, guarda bene!!!ma dove vai??aspetta!parliamo di cose serie: secondo te è possibile che abbia le ....").

Belen, te lo chiedo con il cuore in mano, io in caserma ci vivo e ci devo sopravvivere. E sta anche arrivando la primavera. Quindi, ti prego: copriti.

Esempio 4 - Contatti di Primo Tipo (sottotitolo: come ti percepisce chi ti frequenta al di fuori del lavoro).

(colloquio confidenziale)

Persona Omega Qualsiasi "Ho letto il tuo blog, sai?"

No Brain "dai...e....che ne pensi?"

Persona Omega Qualsiasi: "scrivi bene, mi piace il tuo humor"

No Brain: "ti ringrazio,,,,davvero, ora mi fai arrossire"

Persona Omega Qualsiasi: "certo, quella storia che volevi fare l'astronauta e sei finita a fare l'avvocato....è chiaramente indice di una personalità egoica"

No Brain: "....egoche?"

Persona Omega Qualsiasi: "Egoica. sai, quel disturbo della personalità per cui l'individuo pensa di essere nato solo per grandi cose. Si ritiene superiore a chiunque altro. Nel migliore dei casi, se non un disturbo vero e proprio, significa comunque che sei snob ed egocentrica".

No Brain "ah....ma tipo psicopatica?"

Persona Omega Qualsiasi "si ma solo nei casi gravi. Magari non sei così grave"

Egoica io?Vi rendete conto?Nata per grandi cose?Snob?Egocentrica?

....certo, è da quando avevo 6 anni che mi chiedo perchè l'arca della stella piumata abbia deciso di dare i poteri magici per trasformarsi in creamy a quella demente di yu moriyama anzichè a me che ne avrei fatto sicuramente un migliore uso, ma questo mica è indice di una personalità disturbata, cacchio!!

.......O no?

E comunque la mozzarella nel frigo di me parla benissimo (credo)

mercoledì 8 febbraio 2012

X Men - Le Origini

Per motivi di privacy (e soprattutto per evitare ritorsioni di vario tipo) tantissimi episodi che accadono direttamente in Studio Grandicello non possono - ahimè - esservi rivelati.

Credetemi, a volte mi mangio i gomiti per evitare di scrivere determinati post.

Una specie di di "censura preventiva", a scopo di sopravvivenza professionale.

Ma questa devo raccontarvela assolutamente.

Quindi, venite qui: vicino vicino in modo da ascoltare senza farmi alzare troppo la voce. Evitiamo che orecchie indiscrete ascoltino.

Eccoci qui. Possiamo andare allora.

Quel che vi sto per raccontare nasce durante il periodo natalizio. Per essere più precisi, durante quella "roboante" fase dell'anno in cui gli Studi Grandicelli fanno a gara d'opulenza nell'organizzare terrificanti e fantozziane feste di natale.

Il fine espresso: brindare assieme all'anno appena trascorso e al nuovo anno di successi/fare team building/permettere a ciascun collaboratore di sentirsi gratificata parte del grande ingranaggio rappresentato dallo studio blasonato.

La ragione malcelata: bieca competizione con gli altri Studi Grandicelli su quale festa di Natale avrà più risonanza su top legal/Autocelebrazione/.....ancora Auto-celebrazione, direi.

Comunque qualunque sia il fine espresso o malcelato, queste occasioni (infinitamente noiose) si trasformano quasi sempre in un ricettacolo di pettegolezzi: su storie nate lo spazio di una sera (pare che gli avvocati d'affari - come cani e gatti - si accoppino due volte l'anno: durante la festa natalizia e durante quella estiva), o sulle confidenze che qualche associato/socio/consulente di peso s'è lasciato scappare complice qualche bicchiere di vino di troppo.

Bene, oggi parleremo di uno di questi pettegolezzi natalizi. E lo riferirò così come m'è stato da più fonti riferito.

Localizzazione: festa natalizia in importante città finanziaria Italiana.

La situazione: tavoli democraticamente circolari con mega-socio e persone pescate a casaccio fra associati (schiavi); praticanti (sub-umani); segretarie (staff), segretaria del mega-socio (staff dirigente).

La conversazione: varia, vivace e multiculturale spazia dal lavoro, al tempo, al traffico.

Ad un certo punto i tre macro-argomenti di conversazione si mischiano e i commensali ad uno di questi tavoli cominciano a discorrere di quanto sia difficile conciliare il lavoro con il tempo da dedicare alla famiglia e  ai figli, con l'aggravante del traffico cittadino.

Il mega-socio guarda con commozione quasi paterna gli associati e i praticanti che dibattono di questo fondamentale problema. Quasi prova una punta di pena per tutto quel frenetico affannarsi nel voler trovare una soluzione o, semplicemente, nel voler rendere edotti gli altri dei propri problemi.

Appena il chiacchiericcio termina, il mega-socio - novello oracolo di Delfi - prende la parola e, scuotendo il capo, parla: "miei cari, è così divertente vedere come vi affannate dietro tutti questi piccoli problemi....io ho risolto il problema della mancanza di tempo da tanto, oramai....".

Il tavolo tace sospettoso. Poi un collaboratore, fra lo stupito e l'ammirato (ovviamente da questa circostanza, capirete, si trattava di un collaboratore diretto del mega-socio) osa chiedere "incredibile....ma dicci...come hai fatto?".

Il Mega socio parte con quella che d'ora innanzi chiameremo l' "Illumunazione". "Su indicazione del mio guru (chi di noi al giorno d'oggi non ha un guru?), anni fa mi rivolsi ad un geniale inventore svizzero che mi ha fornito un casco futuristico. Bene, io la sera posiziono quel casco sulla testa, lui (il casco, non l'inventore svizzero) spara un trilione di neutroni dritti dritti nel mio cervello....e così, anche se dormo 20 min è come se avessi dormito 4 ore. Ecco risolto il problema: io la notte non dormo e così ho tempo per far tutto, anche il corso di matematica su rai tre alle 4 di mattina".

Tavolo (reazione 1): "................"

Tavolo (reazione 2): ".................. .... ah!"

Tavolo (reazione 3): "mi passeresti il cocktail di scampi?".

Nel silenzio greve seguito all' Illuminazione (quello stesso silenzio che accompagna l'aneddoto ogni volta che viene raccontato in giro), io ho sempre la seguente visione:

Immaginatevi Pasquale, immigrato da Somma Vesuviana in Svizzera per fare l'antennista della televisione via cavo, che, in cannottiera, il pomeriggio della domenica, comodamente piazzato sul divano (stile mago Oronzo, se avete la fortuna di ricordarlo), guarda X man in televisione col figlio di 6 anni che gli gioca accanto.

A metà del film, la folgorazione: il momento in cui Professor X indossa "Cerebro" (per i monoculturali senza speranza: il casco che permetteva al Professor X di trovare X men in tutto in mondo) e ha inizio la parte più importante del film.

A quella visione, Pasquale si pulisce le mani sulla cannottiera, si toglie lo stuzzicadenti dalla bocca  ed esclama "uà ho l'idea per l'invenzione del secolo!" (da leggersi con forte accento partenopeo).

Dopodichè, prende al figlio il casco da triciclo con cui stava giocando, lo avvolge nella carta stagnola (il casco, non il figlio), gli piazza sopra le lucine dell'albero di Natale: et voilà, ecco bello ed  inventato il casco-sparaneutroni-che-permette-di-non-dormire.

In realtà Pasquale non ha chiaro in mente a cosa serva il casco (a parte - dal suo punto di vista - a fare un po' di soldi), così lo mette su e-bay con una generica descrizione para-scientifica del tipo "speciale casco che amplifica i poteri mentali". Dopodichè si mette seduto sullo stesso divano e aspetta paziente che qualche pollo abbocchi.

Anzi, essendo nato e cresciuto a Somma Vesuviana (ed essendo, quindi, particolarmente sveglio), Pasquale fa dippiù: stila una lista di polli che con più probabilità potrebbero abboccare al suo trabocchetto (rectius che abbiano la giusta apertura mentale per apprezzare la sua geniale invenzione). Così, sfoglia le c.d. "pagine gialle del Pollo", ovvero Top Legal - sezione professionisti di studi lrgali (preferibilmente "Grandicelli") e manda in giro un po' di sano spam.

Et voilà, dopo solo tre mesi dall'invenzione, arriva la telefonata del mega-socio di uno dei tanti Studi Grandicelli d'Italia.

Pasquale è un genio, immaginate la conversazione.

Mega Socio: "pronto?Parlo con Pasquale lo scienziato?"
Pasquale: "Oui, c'est moi" (Pasquale da uomo trapiantato in svizzera è naturalmente francofilo)
M.S.: "sarei interessato al casco che amplifica i poteri mentali, a cosa serve esattamente?"
P.: "oui....cett' t'aiut...a superare le tois limitis. Che limiti tieni tu?"
M.S.: "perdo troppo tempo a dormire, anzichè produrre, billare e fatturare!!"
P.: "oui, je te capisc'. Ecc' avec lo cascò te nun dorm' cchiù".
M.S. "ma quindi il mio corpo non avrà più necessità di riposare per 6-7 ore di fila?"
P. "oui, sì sord'???t'aggia ditt' che non dorm' ccchiù. E comunque se noun sent' ben' o' casc' t'aggiust' pure le recchiè".
M.S. "e come funziona esattamente?"
P. " t' spara 3300 milioni di miliardi di onde fotoniche e tu noun dorm' cchiù. Budubùm!"
M.S. "cosa scusi?budu che??"
P. "t'aggia ditt' budubùm!!o' ved' ca sì sord'??ett' c'est le rumor' de le onde fotonique"
M.S. "fantastico!!dev'essere mio!!!quanto costa???"
P. "1000...."
M.S. "solo mille euro??"
P. ".....nooooooo!!!vulesse dì: magar' costass' mill' eurò, cost' 1000 volte dicchiù!"
M.S. "quindi....un milione di euro???è troppo!!io sono un avvocato: dobbiamo negoziare!!!"
P. "quant' m' vuliss' dà?"
M.S. "non più di 65.000 euro!!"
P. "vabbuò, damm' 70 canapones et est tuois, content?"
M.S. "certo....grazie Mr. Pasquale, soprattutto per aver ridotto il quantum sul prezzo, ma sa...aveva come controparte un osso duro, che sulle contrattazioni di prezzo ha fondato tutta la sua carriera...."
P.: "yes, pur' io ho fundat' la moi carrierà sulle tue contrattacion de prezzo..."
M.S. "in che senso?"
P.: "no, in the sense, que son content di venirt' incontr' e fart' content'"

Detto fatto. A colloquio concluso, tempo 3gg lavorativi, il casco di Professor X arriva al Mega-Socio che distrutto ed insonne passa le sue notti dedicandosi al corso di ricamo e punto a croce.

Tutti felici, insomma: Mega Socio e Pasquale (quest'ultimo, per ovvie ragioni, più contento del Mega-Socio in verità).

L'unico dubbio che mi resta...quando il mega-socio indossa quel casco....nei deliri della sua insonnia....riuscirà anche a vedere esattamente dove si trova Wolverine come faceva Professor X??