mercoledì 20 febbraio 2013

Save the ToiletS!


Cari Amici (ammesso abbia ancora il privilegio di chiamarvi così…date le ripetute minacce di morte ricevute in questo lungo periodo di silenzio del blog),

Come già sapete, qui in Studio Grandicello risolviamo problemi 24h/24h. 7giorni su 7. 12 mesi su 12.

Come in un pronto soccorso.

Un po’ come succede da 9 anni a questa parte in una qualsiasi puntata di Grey’s Anatomy (certo, togliendo quei fighi dei dott. Sheperd, Sloane, Burke, ecc…). Ma, per fortuna, senza tutte le sfighe (scusate il francesismo) che da anni vessano i protagonisti di Grey’s Anatomy (una quantità di incidenti aerei, bombe, esplosioni, dottori bruciati vivi che credo non troveremmo nemmeno mettendo assieme tutta la storia della croce rossa italiana).

Nonostante questo, ogni richiesta di consulenza legale, se fatta qui dentro, va trattata come un codice rosso in pronto soccorso: con delicatezza, discrezione e, soprattutto, URGENZA.

Certo, la ragione per cui ci sia questa urgenza spesso ‘sfugge’ a molti, ma ciò non di meno il concetto viene inculcato sin dalla più tenera età ai giovani praticanti che entrano in studio: se il cliente chiama, bisogna dare una risposta in tempi brevissimi.

Naturalmente, per poter essere così pronti e diligenti occorre essere supportati da una struttura adeguata.

Una struttura in cui un legale possa stazionare 24 ore facendosi più seghe mentali di quante se ne facesse Fox Mulder negli scantinati dell’FBI (con la differenza che Mulder si faceva seghe mentali su presunte prove di esistenza di razze aliene e noi ce le facciamo sulla necessità di mantenere un plurale o un singolare in una clausola contrattuale).

Una struttura in cui un essere umano possa sopravvivere giornate intere senza rischiare di ammalarsi di scabbia o tubercolosi.

Una struttura in cui un essere vivente possa correttamente espletare le sue funzioni vitali.

Ecco, qui a Studio Grandicello abbiamo spesso problemi proprio in relazione all’ultimo punto: possibile espletamento delle funzioni vitali. Nel senso che, spesso e volentieri, i nostri bagni sono drammaticamente e pericolosamente rotti.

Questa circostanza, capirete bene, potrebbe costituire un problema non di poco conto.

Per questa ragione, dopo l’ennesimo episodio, è stato inviato a tutti noi un piccolo manuale di utilizzo degli “strumenti di lavoro”, tramite mail intitolata “Regola N. 1: il W.C. non è una pattumiera”.

Come immaginerete, a leggere l’email, ci siamo sentiti un po’ tutti dei novelli Mosè che ricevano le sacre tavole sul monte. Per questo, al fine di divulgare il verbo, affinché anche voi veniate correttamente edotti in materia, copio in corsivo, qui di seguito, il testo dell’email, aggiungendo  qui e là qualche piccolo commento personale che, come novello Mosè, mi auguro vogliate concedermi.


Cari tutti,

ieri sera uno dei bagni del nostro ufficio si è allagato a causa di una otturazione ed abbiamo dovuto chiamare il pronto intervento, con cui ci siamo allegramente intrattenuti sino alle 2.00 di notte. I tecnici del pronto intervento hanno appurato che l’otturazione del wc è stata causata dalla presenza di:

tantissima carta

Ok. Qui il termine “tantissima carta” non è quantificato né quantificabile. Ma io dico, test clinici di laboratorio confermano che esistono momenti nella vita di un uomo (e di una donna) in cui è necessario…utilizzare più carta igienica di quanta se ne userebbe normalmente. Quindi qui i novelli Mosè, estremamente turbati, si sono chiesti: cosa avrà voluto intendere il Legislatore con questa regola?

Era un malcelato invito a pulirsi di meno?

Era un malcelato invito  rivolto al collaboratore che durante la giornata lavorativa sentisse il bisogno di rimanere solo con se stesso …. ad andare a rimanere solo con se stesso a casa propria?

Era un malcelato invito a sfruttare giardini e bagni pubblici?

Nel dubbio, abbiamo drasticamente ridotto la quantità di fibre assunte.


- e persino scarti alimentari (pomodori, insalata, mais, etc.).

Altro dubbio amletico. Test clinici di laboratorio confermano che - in quei momenti in cui un uomo (o una donna) sente il bisogno di restare solo con se stesso - la produzione organica generata potrebbe avere consistenze diverse ma generalmente aventi massa corporea ben maggiore di una foglia di insalata, di un pomodoro o di un chicco di mais.

D’altra parte l’insalata, il pomodoro o il mais, come la massa corporea, dovrebbero essere prodotti pienamente biodegradabili (e poco resistenti all’ utilizzo di un buon idraulico liquido).

Come è allora possibile che una massa corporea che chiameremo … “straordinaria”….non generi problemi, mentre un pomodorino, un chicco di mai o una foglia di insalata otturino completamente la rete fognaria di Studio Grandicello?

Di cosa sono fatti i pomodori, l’insalata e il mais che ci vendono in mensa??

E soprattutto, cosa avrà voluto dirci anche questa volta il Legislatore con il suo comunicato sibillino?

Visto che la massa corporea ha spesso peso specifico maggiore dei citati prodotti alimentari, il suo sarà stato un invito a NON produrre massa corporea?

Oppure a produrla ma con parsimonia e al massimo delle dimensioni e peso specifico di quella di un coniglio?

O infine…il suo comunicato malcelava la terribile reprimenda: “Zozzoni, sappiamo cosa fate in bagno!Sappiate che gli avvocati…NON LA FANNO!!!”??

Nel dubbio, abbiamo dimezzato la già ridotta quantità di fibre assunte.



L’otturazione, tra l’altro, ha provocato la fuoriuscita di liquame sul pavimento del bagno, con intuibili conseguenze.

Avete presente l’espressione, spesso abusata, “siamo nella merda”?

Ecco da noi corre il rischio di essere letterale.

Considerando che:

(i) non è la prima (né la seconda) volta che succedono cose di questo genere (causate sempre e solo dalla nostra maleducazione);

…perché tutti voi, scellerati, vi ostinate ad usare i gabinetti.

(ii) abbiamo anche appeso dei cartelli in ogni bagno per ricordare quello che sanno anche i bambini di 5 anni, ossia che “solo ed esclusivamente” la carta igienica può essere buttata nel wc, non altro; e

(e qui vedi dubbi amletici di cui ai punti precedenti)

(iii) questi comportamenti causano un danno allo Studio (solo ieri sera abbiamo buttato “dalla finestra” 2.000 Euro...)

Nota Bene: non a caso non è stata utilizzata la più familiare espressione “buttato nel cesso”, in quanto verosimilmente questo avrebbe generato un’ennesima otturazione.

***********

Tutto ciò detto, miei cari amici, vi invito ad essere tolleranti e comprensivi, qualora aveste la ventura di incontrarmi e vi apparissi alquanto irritabile e suscettibile.

Pensate che praticamente non tocco fibre (con ovvie conseguenze).

E che in quei (ormai rari) momenti in cui sento il bisogno di rimanere sola con me stessa….IO POSSO USARE POCHISSIMA CARTA.

mercoledì 12 settembre 2012

Il Teorema del Dobermann (50 sfumature di ... giallo canarino)


Cari amici e soprattutto care amiche,

oggi non voglio tediarvi con racconti sulla vita di un avvocato pentito, peraltro ulteriormente svilita dalla coscienza che le vacanze sono ormai passate e di fronte ci sono mesi e mesi di lavoro pazzo e disperato da cui - si spera - vedremo la luce solo per mangiare il capitone, in famiglia, il giorno del Santo Natale.

Oggi voglio parlare di problematiche più profonde e - diciamo - più universali che poco si addicono ad un blog pseudo-ironico-legale.

Ma, parafrasando uno storico motto femminista, il blog è mio e me lo gestisco io.

La verità è che nell'ultima settimana ho letto il "famigerato" e popolarissimo romanzo "50 sfumature di grigio" e l'ho trovato pericoloso, umiliante e degradante.

Pericoloso perché viola il cosiddetto "legittimo affidamento". Una giovane fanciulla innocente che si accingesse a leggere quella storia senza alcuna esperienza potrebbe riporre un ingiustificato affidamento nei fatti raccontati dal libro ed essere, quindi, portata a pensare che il mondo sia pieno di bellissimi, insaziabili dominatori come il protagonista maschile, Christian Grey.

Ok, il mondo forse non è pieno di fanciulle "in fiore" così innocenti ma decisamente è anche carente di bellissimi dominatori insaziabili. Quindi parafrasiamo: un avvocato pentito chiuso fra 4 pareti 12h al giorno, abituato ad avere incontri con soggetti al limite della psico-mania, potrebbe essere indotta (erroneamente) a sperare che esistano soggetti come il dominatore di cui sopra. Ecco. Indurre un soggetto emotivamente instabile a una simile speranza è crudeltà bella e buona.

Umiliante e degradante perché....beh, la protagonista, una 19enne completamente inesperta e perdutamente rimbambita, dal momento della sua 'iniziazione' ha una batteria di orgasmi (descritti con abbondanza e dovizia di aggettivi) che avrebbero suscitato l'invidia delle moana e cicciolina dei tempi d'oro, messe assieme. E non è che Moana e Cicciolina ai tempi d’oro non si divertissero.

Ad un certo punto ne ha uno (un orgasmo, n.d.r.) talmente forte che sviene. No, dico, non so se avete capito, SVIENE. Andata. Muerta. Kaput.

Adesso alzino le mani gli avvocati sintonizzati su questa pagina (pentiti e non) cui sia capitato addirittura di svenire.

Ecco. Appunto. Volevo ben dire io.

E ora non vi sentite umiliate (e umiliati) a leggere di una rimbambita che alla prima botta (perdonate il facile doppio senso) addirittura sviene??Non si fa! Non è carino: qui la gente combatte per riuscire ad avere anche solo una conversazione extra-lavorativa che sia lontanamente interessante, torna a casa, apre il libro che ha sul comodino e questa addirittura SVIENE.

Ciò detto vorrei provare a schematizzare quello che - invece - la realtà offre.

Scordatevi i sexy-dominatori psicopatici. Lì fuori di sexy-dominatori non c'è proprio traccia. Restano solo gli psicopatici. Di quelli potrete trovarne quanti ne volete.

Quindi, dopo una certa analisi empirica, ho elaborato il c.d. teorema del Dobermann. Ossia agli esseri umani di sesso maschile accade quello che la leggenda metropolitana vuole accada ai cani dobermann.

Ad un certo punto della loro vita, il testosterone accumulato gli va alla testa e loro, irrimediabilmente, impazziscono.

Bene, il "punto dobermann" lo incardino intorno ai 30-32 anni al max. Quindi, se incontrate un soggetto in questione prima di questa fase critica, bene: potrete tentare di ammansire e addomesticare la bestiola in modo che passi il punto x arrecando meno problemi possibili a se stesso e al prossimo.

Se, al contrario, (1) incontrate il soggetto dopo quella età; e (2) il soggetto appare come single, non illudetevi: non è single per scelta. Ha passato la fase critica, è tecnicamente un dobermann impazzito ed è -pertanto - pericoloso. Probabilmente anche per se stesso (ma questo poco importa), sicuramente lo è per tutti gli altri (e soprattutto le ‘altre’).

Ciò detto, dalle esperienze vissute - anche, se non soprattutto, indirettamente - ho deciso di sintetizzare alcune fattispecie in cui si sostanziano i prototipi maschili una volta passato il punto-dobermann. Mi scuso in anticipo con i miei cari lettori per il linguaggio che potrebbe diventare a tratti greve, ma stiamo parlando di 50 sfumature di quel che volete voi, infondo. Soprattutto, i sottotipi di cui sotto (appunto) e le relative possibili contromosse, sono frutto di lunghe discussioni fra amiche. E fra amiche, è bene che lo sappiate, non è che si usino raffinate metafore letterarie.

Come segue.

Il Traumatizzato

E’ il mio preferito, nonché il sottotipo più largamente diffuso, una volta superato il punto-dobermann.

Il soggetto in questione ha subito  di recente un qualche trauma (dove per “recente” deve intendersi un momento qualsiasi negli ultimi 40 anni della sua vita - ivi inclusa la fase pre-natale - e per trauma qualsiasi evento - dal semplice furto di gelato in età infantile, all’abbandono dell’amata dalla post-adolescenza in poi ) che l’ha segnato nel profondo impedendogli di fatto di instaurare un nuovo legame affettivo. 

In genere, il soggetto in questione sta attraversando anche una dichiarata fase egoistica della sua vita in cui si è reso conto che è troppo abituato alla sua indipendenza e alle sue abitudini per adattarsi ai ritmo di qualcun altro. Spesso - azzarda con infinita tristezza - è cosciente di non poter, forse, mai più tornare ad amare.

Diciamolo subito: il Traumatizzato è pericolosissimo, innanzi tutto perché stuzzica l’innato istinto da crocerossina inculcato in ciascuna di noi sin dalla più tenera età con centinaia di visioni di candy-candy (altro che lavaggio del cervello!). Lui non riuscirà ad amare nessun'altra….ma noi riusciremo a redimerlo e a curare le sue ferite profonde.

Infondo, anche il Christian Grey di 50 sfumature di Grey (appunto) aveva addosso ataviche ferite che gli impedivano di legarsi. Solo che Christian Grey seppur risultasse avaro di sentimenti, appariva piuttosto generoso sotto altri aspetti (vedi lo svenimento di cui vi ho parlato sopra).

Il Traumatizzato standard, invece, appare concentrare la sua fantasia principalmente nel creare scuse sui motivi per cui, ad esempio, non ci si può vedere una determinata sera. 

Qui le giustificazioni vanno dal semplice “ho già un impegno per giocare a tennis”, all’intellettuale “ho già deciso di dedicare la serata alla contemplazione zen dell’universo”, all’elaborato “mi sono iscritto ad emergency e parto fra un’ora per combattere l’ebola in Africa”.

Da risposte del genere, un essere mediamente sveglio ricaverebbe che il Traumatizzato semplicemente non è interessato all’articolo in questione. E invece no. Perché il Traumatizzato pur centellinando e rinviando gli incontri vi tiene comunque legate con improvvisi messaggini o telefonate pseudo-affettuose tipo “ti penso” - “Ci dobbiamo vedere assolutamente” - o addirittura finto-polemici “ma possibile che mi sfuggi sempre?”. Bene, questa consuetudine ha un nome socialmente noto come “fermino”. I “Fermini” sono una pratica (piuttosto infame) con cui il soggetto pur non essendo interessato a voi nel presente a lungo termine si tiene la porta aperta casomai cambiasse idea, o semplicemente si presentasse occasione, a breve termine nel futuro.

Possibile pratica da seguire in caso di interazione con Traumatizzato: si consiglia caldamente terapia d'urto. Per esempio alla frase "devo pensare alle implicazioni che una relazione sentimentale con te potrebbe avere sulla ricerca di acqua potabile in Somalia" si potrebbe rispondere "ma una frecata, no?".

Possibile cura per guarire dalla necessità di interagire con Traumatizzato. Si consiglia la visione de "La verità è che non gli piaci abbastanza" almeno una volta al giorno, fino a quando il concetto non sarà entrato in testa.

Il Bambinone

Tecnicamente dovrebbe trattarsi di quel sottotipo che i giornali femminili identificano nel c.d. "eterno peter pan". In realtà - paragonarlo a peter pan - costituisce un complimento esagerato.

 Passato il punto dobermann, il Bambinone regredisce irrimediabilmente allo stato infantile, fermandosi intorno ai 12 anni di età. 

Più che una ragazza, il Bambinone ha bisogno di una baby-sitter. Per cui, non stupitevi se per attirare la vostra attenzione utilizzerà quelle pratiche che - generalmente - appartenevano alla fase pre-puberale (id est: tirarvi i capelli, fare scherzi puerili, ecc), guardandosi bene dall'invitarvi esplicitamente ad uscire da soli, voi e lui. 

Il Bambinone irrimediabilmente la butta lì, se cogliete è bene, altrimenti amen: continuerà a tirarvi le trecce fino a quando entrerete in menopausa.

Possibile pratica da seguire in caso di interazione con Bambinone. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (mentale) raccomanda, in caso di Bambinone, di mantenere pochi incontri di breve durata. E' altamente probabile, infatti, che in caso di esposizioni prolungate, il Bambinone possa irritare, stimolando i vostri istinti omicidi. 

Possibile cura per guarire dalla necessità di interagire con Bambinone. Si consiglia di far visionare al Bambinone il film neo-realista "La verità è che non gli piaci abbastanza" almeno una volta al giorno, fino a quando il concetto non gli sarà entrato in testa.

L'Impegnato

L'impegnato può considerarsi un sottotipo di traumatizzato che ha eletto il lavoro (o altra attività surrogata) ad unica ragione di vita.

Il guaio è che l'Impegnato non conosce cazzeggio e raramente pratica la leggerezza. Peggio, giudica in base al suo spietato metro di paragone il mondo intero.

Gli proponete un aperitivo in centro?Siete delle superficiali sciacquette dedite al cazzeggio perchè incapaci di impiegare il vostro tempo in attività che nutrano anima e mente.

Avete programmato un pomeriggio di shopping?Ecco che si profila la schiava del consumismo che trascinerà in bancarotta se stessa e tutti i suoi cari.

Se uscite a cena in due, è probabile che vi parli del suo amore incondizionato per Mario Monti e di quanto sia sbagliata una politica che sottovaluti il peso degli ammortizzatori sociali. E poco conta che voi, di ammortizzatori, conosciate a malapena quelli (deceduti da anni) della vostra macchina.

Se l'Impegnato sapesse che avete letto 50 sfumature di grigio, chiamerebbe Manlio Sgalambro perchè invochi lo spirito di Nietzsche (con in sottofondo la musica del Battiato-avanguardista) e compia un esorcismo su di voi.

Possibile pratica da seguire in caso di interazione con Impegnato. Si consiglia la stessa terapia d'urto seguita per il Traumatizzato. "Mia cara, per questa sera avrei pensato di leggerti un passo fondamentale del Trattato dell'Empietà di Sgalambro". Possibile risposta: "ma una frecata no?". In subordine "In tutta sincerità, mio caro, a me, Sgalambro, fa veramente CAC*RE!!!".

Possibile cura per guarire dalla necessità di interagire con Impegnato. Si consiglia la visione de "La verità è che non gli piaci abbastanza" almeno una volta al giorno, fino a quando il concetto non sarà entrato in testa. E soprattutto... guardandovi allo specchio, chiedetevi sinceramente...ma a voi, un tipo così pesante, può piacere veramente?

***

Al di là dei facili qualunquismi, miei cari e mie care, che vi inviterei anche a rimpinguare segnalandomi altri sotto-tipi maschili che abbiano passato la fase  Dobermann, vi lascerei con la perla di saggezza di una mia cara amica, che a questo punto ribattezzereri - a piena ragione - lo Sgalambro dell'Avvocatura Pentita Italiana.

L'altro giorno, commentando l'ennesimo tizio assurdo che si era conosciuto, avevo concluso laconicamente che l'unica soluzione poteva essere quello di trovare un Christian Grey: se proprio un difetto bisogna che ci sia, che questo difetto sia una punta di romantica perversione.

A questa considerazione, lo Sgalambro dell'Avvocatura Pentita Italiana aveva saggiamente ribattuto "Amica mia, non ci sperare, se si incontra noi Christian Grey, sicuro un minuto dopo gli prende una crisi mistica e si fa prete!!!".

Come a dire...la speranza è davvero l'ultima a morire?

Ai posteri l'ardua sentenza ma, mentre sciogliamo questo broglio, direi di puntare decisamente e senza remora il magnifico mondo dei ventenni.
  

venerdì 3 agosto 2012

Memorie di una Geisha


Ho sempre pensato di dover andare dall’analista per avere un giudizio terzo e clinico sul mio modo di approcciarmi col mondo.

Oggi ho proprio concluso che urge.

In particolare, ho sempre avuto problemi con estetiste, parrucchiere e simili: in genere suddette estetiste ecc. hanno la tendenza a sentirsi mie CARE amiche. Non nel senso di diventare confidenti quel tempo che basta a strappare due peli (ok, magari un po' più di due). Ma mi invitano a cena...a vedere film improbabili...e quando tento (inutilmente) di accampare scuse, anziché incassare e desistere, si offendono e rincarano la dose (due cene e due film improbabili).

Questo problema non era mai sorto col parrucchiere: da qualche anno, infatti, più che un taglia-capelli, frequento un raffinato artista del bulbo pilifero....un tipo che - per intenderci - quando ha aperto la sua bottega indipendente dal precedente titolare, anziché dire che si era 'messo in proprio', ha annunciato di aver effettuato uno spin-off. 

Proprio come avviene nel mondo legale e nelle società quotate (e non escludo che il suo negozio, pardon il suo 'laboratorio', un domani, venga quotato con regolare IPO di cui, magari, dovrò redigere il prospetto informativo nottetempo).

Comunque, dicevo, nel laboratorio sono sempre stati piuttosto distaccati (business is business).

Fino ad oggi.

Quest'oggi, infatti, l’algida esperta di colore (che non saprei come definire con termini tecnico-parrucchier-specialistici) credo (credo) si sia lasciata col marito (raffinato artista del pelo egli stesso). Fino ad oggi a stento ti rivolgeva la parola se non ‘buongiorno’ ‘buonasera’ ‘amore stai benissimo’ (il che per me era perfetto: quando hai le mani nei miei capelli non ti voglio parlare: voglio leggere di gossip). Ma lei, in questo periodo, è evidentemente a pezzi. Quindi nell’ordine ha (i) indagato se potessimo andare in vacanza assieme; e (soprattutto) (ii) indagato se potessimo andare a vivere assieme.

Ai miei basiti tentativi di rintuzzare il tutto (sto per andare a convivere e probabilmente dopodomani mi sposo, anzi, facciamo domani così, a scanso di equivoci, anche stanotte sono occupata) ha reagito decidendo di dedicarmi il suo tempo per tutto il tempo che io (e i miei capelli) avessimo avuto bisogno del suo aiuto. 

E per “dedicarmi il suo tempo” intendo dire che l’ha fatto non come fossi una cliente, ma come se fossi una barbie con cui giocare. Quindi ha cominciato a (i) mettermi lo smalto; (ii) pettinarmi (e sin qui…); e (iii) truccarmi.

Ora, mentre mi truccava, senza che opponessi la minima resistenza, la guardavo di sottecchi: diciamo che era conzata come un’adolescente emo (con occhi talmente bistrati di nero da rasentare il panda). Quindi, mentre la sentivo passarmi il quarto strato di eye liner, non potevo esimermi dal riflettere sul risultato finale. Non ero sicura se dovessi ridere o dovessi piangere. 

Nel dubbio, comunque, rischiavo il soffocamento.

Anyway, alla fine - non so come - ne sono uscita viva, vegeta e ... dall'aspetto peculiare.

Relativamente all'aspetto, non potendo allegare una foto che renda idea, cercherò di sopperire con un'accurata descrizione.

Era l’una di pomeriggio, di un pomeriggio d'agosto. Fuori c'erano 48 gradi, Ulisse (l'ennesimo anticiclone) arrostiva impietoso l'asfalto cittadino.

Lì in mezzo alla canicola che scioglieva i marciapiedi e rendeva sfocato l'orizzonte, avanzavo io: con le unghie rosa shocking, il viso reso pallidissimo dalle 4/5 mani di  cipria, gli occhi bistrati a quintupla mandata di nero, la frangia incredibilmente scura, sinistramente lucida, dritta e tesa sugli occhi (bistrati come sopra) e le labbra con lucidalabbra rosa shocking.

Sembravo Gong Li in Memorie di una Geisha.

Anzi, Gong Li sarebbe stato un gran complimento, quindi rettifico: sembravo una giapponese di Torvajanica che s'era vestita a festa, di agosto, in Italia, per celebrare il dragone tuonante di Kyoto. Pronta a cimentarsi con la danza dei ventagli mentre aspettava alla fermata il tram 19 (o, almeno, questo era quello che sembrava pensare la gente che mi fissava stupita e con una punta di pena). 

Che poi, il look-gheisha non mi starebbe nemmeno malissimo: se fosse stata sera e ci fossero 10 gradi in meno.

Ma era ora di pranzo e per la serie 'al peggio non c'è mai fine', io, conzata da Gong Li, mi son dovuta recare in Studio Grandicello per affrontare il mio ultimo giorno lavorativo prima delle vacanze estive.

Infondo, molto infondo, farei sempre l’avvocato.

E se avessi provato a togliermi il trucco mi sarei ridotta peggio di un panda.

Mai come oggi avrei desiderato avere il sacchetto di carta, da ficcarmi in testa, esattamente come charlie brown….

martedì 31 luglio 2012

Sexual Killer (sottotitolo: Mutande Pazze)


"L'ozio è il padre dei vizi" (dalle lettere di Gianni a Finmeccanica).

Ieri pomeriggio mi squilla il telefonino: è allarme di casa, la fotocellula vicina alla finestra della camera da letto.


Panico. Angoscia.

Il periodo estivo è rinomato per l'iperattività di ladri e ladruncoli.

Con il cuore in gola, mi son precipitata a casa accompagnata dallo zelante Barbapapà (sin troppo felice del sottile brivido che gli offriva la canicola estiva...e, soprattutto, di avere una scusa plausibile per abbandonare 20 minuti la propria postazione...cui ormai rischiava di saldarsi come un trilobite fossile).

Mentre correvo verso casa, il mio iper-tecnologico (e fastidiosamente zelante) allarme chiamava a ripetizione i numeri di telefono "amici" che io stessa avevo messo a disposizione della centrale per avvertire dell’intrusione.

E chi veniva chiamato, ovviamente, chiamava me per avere notizie.

E il cerchio telefonico si chiudeva. Nel frattempo, l'allarme continuava a urlare ignaro.

Dopo una corsa disperata Barbapapà ed io arriviamo a casa e costatiamo che - per fortuna!- era tutto a posto. Forse un animale sul balcone non aveva trovato niente di meglio da fare che andare a passeggiare vicino alla fotocellula.

Nel frattempo, le persone contattate dal mio allarme continuavano a chiamarmi ma a questo punto, dovendo fare il giro di casa, non riuscivo a rispondere.

Fra chi mi chiamava per avere notizie c’era anche la Persona Y Qualsiasi (che come ricorderete è stata per anni collega e compagna di stanza) che, non sentendomi rispondere ed essendo una punta ansiosa, ha la bella idea di chiamare i miei colleghi (nonché suoi ex colleghi) per sapere qualcosa.

Piccola digressione: la Persona Y Qualsiasi ha lasciato Studio Grandicello...per lavorare in un altro studio grandicello concorrente (d'ora innanzi l' "Altro Studio Grandicello").
Barbapapà - nell'evidente euforia causata dalla boccata d'aria presa fuori orario - nel rispondere alla telefonata, conoscendo bene la Persona Y Qualsiasi e sapendo quanto poco lucida sa essere quando è ansiosa, pensa bene di farle uno scherzo.

Così le dice che a casa mia era quasi tutto a posto. Quasi tutto perché il ladro mi aveva rubato tutte le mutande.

La  Persona Y Qualsiasi anziché mandarlo al diavolo, entra ancora dipiù in ansia perché la cosa è “terribilmente inquietante” (e qui…fosse stato vero…come darle torto?).

Subito dopo il consumarsi dello scherzo del giocoso Barbapapà, torno in studio, cotta come una pera dalla canicola estiva.

Ovviamente vengo informata della burla.

E altrettanto ovviamente decido di assecondarla.

Così, quando dopo 5 minuti il centralino mi passa una Persona Y Qualsiasi preoccupatissima, le rispondo solo “hai saputo?”

E lei a pezzi “si!!ma dimmi bene….ma che cosa assurda!”.

E io “si, assurda davvero. Ti rendi conto?Non ho più mutande.”

E lei “ma come fai a pensare a queste cose???pensa che ti sono entrati in casa!!!”

E io “si, ma stasera come mi cambio?non ho mutande.”

E lei “stasera dormi da me!non puoi tornare in un posto dov’è successa una cosa del genere!!”

E io “non posso dormire da te. Non ho mutande”

E lei (sempre più esasperata) “Basta!!pensa alle cose serie!!”

E io “ho capito che è estate, fa caldo, ma questa è una cosa seria. Prova tu a stare senza mutande.”.

E lei “guarda...ti giuro...quando fai così...non ti capisco!”

E io “anch’io non capisco come tu non capisca….che è uno scherzo!!ahahahahah!!!”

E lei “……ah…..è uno scherzo…..ah…..che str*nza…..certo un problemino ce l’hai: da quando mi hanno raccontato questa cosa a quando mi hai risposto al telefono…beh, in quel lasso di tempo ho raccontato a tutto l'Altro Studio Grandicello (soci fondatori compresi) che ti hanno rubato da casa tutte le mutande”.

Ho passato l’ultima oretta serale di lavoro a rispondere a mail (preoccupatissime) di gente che chiedeva delle mie mutande.

Ora sono io che chiedo a voi....mi chiedete anche perchè sarei un Avvocato Pentito?Ditemi voi: quale credibilità posso ritenere di avere come legale?

Ah...se nei prossimi giorni doveste leggere su Top-legal di un furto di mutande...sarà anche irrimediabilmente svelata l'identità di No Brain!


lunedì 23 luglio 2012

Keep Calm and Carry On



Cari Amici,


come già sapete, uno Studio Grandicello non è uno studio legale, ma un pronto soccorso. Almeno come spirito.

Bene, oggi abbiamo avuto l'ennesima riprova.

***

L'Antefatto


A metà settimana scorsa, un socio X del nostro studio chiede ad un altro socio di verificare la correttezza di alcuni documenti legali. Tecnicamente si chiamerebbe una due diligence.

Sue parole testuali si sarebbe trattato di una cosa veloce, che avrebbe impegnato poco tempo, ma soprattutto la cui scadenza era di (addirittura!) venti giorni naturali.

Ora, cosa intendesse con 'giorni naturali' lo ignoro, visto che il concetto sfugge alle mie (poche) conoscenze legali e anche a quelle (ancor più misere) di fisica e biologia.

Comunque - viste le pressioni cui in genere siamo soggetti - sembrava un bel po' di tempo (20 giorni addirittura....weekend compresi...praticamente una vita!).

La fantastica due diligence "dai tempi rilassati" era stata affidata ad un collega che, diciamo, non è carente di senso dell'umorismo (che d'ora innanzi chiameremo il "Bischero").
Bene,  il Bischero ha quindi deciso di cominciare a dare un'occhiata al da farsi solo a partire da questa settimana (visto che il povero aveva molto altro da fare....e per una volta il 'da farsi' in questione non consisteva del ragionare delle preferenze sentimentali di Belen).

Il Bischero, disgraziatamente, divide la sua stanza con una delle collaboratrici del socio X di cui sopra. Questa collaboratrice, in particolare, è incaricata di occuparsi della due diligence per la loro materia di competenza e soprattutto (compito ingrato) di "coordinare" in qualche modo tutti i collaboratori degli altri dipartimenti che nella stessa fossero coinvolti (la compagna di stanza-coordinatrice, d'ora innanzi anche "Franceschina").

Durante la scorsa settimana, Franceschina aveva svolto timidamente il ruolo di coordinatrice.

Franceschina "...ma...per caso....per sbaglio....avete letto i documenti..."

Bischero "Franceschina!!non rompere eh!s'è detto 20 giorni!".

La settimana scorsa era trascorsa tranquilla.

***

Il Fatto.

Stamane, Franceschina chiede al Bischero (un po' meno timidamente) "...allora...a che punto siete con la due diligence?il tempo stringe".

Il Bischero - evidentemente goliardico dalle energie accumulate nel fine settinama, le risponde frizzante: "Franceschina!Ti si è detto di non rompere i cojoni!S'era detto 20 giorni, quindi sai che c'è?TIE'!!" e accompagna le parole ad un più che eloquente gesto dell'ombrello indirizzato a Franceschina.

E qui, miei cari, si consuma il dramma.

Franceschina scoppia in lacrime e singhiozzando ripete all'attonito Bischero:"non è colpa mia, ti giuro...non è colpa mia.....è urgentissimo----è urgentissimo".

Il  Bischero, come immaginerete, s'è appellato a tutti i Santi per evitare di scoppiarle a ridere in faccia. Così per non sapere né leggere né scrivere, le fa 'pat pat' sulla capuzzella scossa dai singhiozzi dicendo solo 'su, su....' e nascondendo il viso, rideva comprensibilmente sotto i baffi.

Da lì la tragedia già in atto ha assunto contorni inquietanti e - oserei dire - shakespeariani....

Franceschina continuava infatti a piangere al telefono col suo capo, il socio X, il quale, spietato come Hermann Goring, continuava a gridarle contro di insistere con chiunque fosse coinvolto nella due diligence, dicendo di chiamare tutti ed insistere che il lavoro andava fatto entro il giorno successivo. Non un'ora in più.

Secondo il socio X Franceschina doveva chiamare ed insistere con tutti. Compresi i soci anziani di Studio Grandicello.

Ora, se il Bischero aveva avuto la reazione sopra descritta...potete immaginare benissimo cosa possano aver risposto alla povera Franceschina i soci anziani di Studio Grandicello, forti della loro posizione di dominio.

Franceschina era esasperata. Dopo l'ultimo colloquio telefonico con il socio X, Franceschina chiude seria il telefono, si gira verso il Bischero e i suoi compagni di stanza....e dice greve: "sappiate che il mio capo ha detto che stasera, alle dieci, farà la ronda fra le stanze per controllare che si stia lavorando alla sua due diligence e chi no".

Bene, in previsione della ronda di Goring, ecco cosa si è appeso nei corridoi dell'ala sovversiva di Studio Grandicello.

In modo che se qualcuno, per puro tuziorismo giuridico, dovesse passare alle 10 di sera, così a controllare....troverebbe le sedie vuote e il poster qui di seguito allegato ad attenderlo.





giovedì 28 giugno 2012

Infortuni sul lavoro

Un avvocato svolge una professione ad alto rischio: è civilmente responsabile verso i suoi clienti delle consulenze che offre, dei contenziosi che segue. In altre parole, se gli avvocati fanno una cappellata dovrebbero risarcire i clienti del danno (economico) arrecato.


Il condizionale è ovviamente d’obbligo: essendo avvocati (e potendo quindi usufruire di tutela pressoché gratuita) il cliente, come minimo, deve provare in giudizio tanto la cappellata quanto il danno. E la cosa può non essere agevolissima.

In compenso, quello di avvocato non dovrebbe essere (almeno sulla carta) un mestiere fisicamente logorante.

Non dovrebbe esistere una casistica di infortuni sul lavoro.

In genere.

Un paio di settimane fa, No Brain - per un giorno - si trasformava da criceto macina-carte (dicesi di legale lasciato a marcire dietro la scrivania per gran parte della giornata) ad avvocato vero e proprio: era stata incaricata di andare in udienza.

Ora, le nostre vite da criceti in studio grandicello sono talmente eccitanti, roboanti e piene di allegre novità che riuscire ad andare una mezza giornata in udienza è l’equivalente di vincere un giro sulle montagne russe per un bambino di sei anni.

Ovvero, la canonica ora d’aria per un carcerato.

Non solo!L’udienza era alle ore 10.30 antimeridiane, il che avrebbe significato (nell’ordine) 1) sveglia con calma; 2) lauta colazione; 3) giro d’auto fischiettando con l’autoradio accesa; e, soprattutto, 4) giro di shopping post-udienza.

Bene, disgraziatamente - il giorno dell’udienza - No Brain NON aveva sentito la sveglia. S’era buttata giù dal letto come un salmone si tuffa nella corrente di un fiume. S’era trascinata verso il bagno, lavata e vestita nel tempo record di 8 minuti e 55 secondi. S’era fiondata in auto reggendo ancora fra le labbra lo spazzolino da denti. Aveva gettato lo spazzolino dal finestrino alla prima curva utile. Aveva avuto modo di bestemmiare*più forte dello speaker di radio KissKiss Network. Aveva maledetto con tutto il cuore (e a pieni polmoni) l’invivibile metropoli nel cui traffico era rimasta (ovviamente) imbottigliata. Aveva vagato 30 minuti buoni in preda alla disperazione più nera alla ricerca di un posto dove parcheggiare il suo bolide “vintage” immatricolato dell’Annus Domini 2000 (D.C.). Dopo aver finalmente trovato un posto “altamente creativo” in cui stipare la macchina, s’era diretta - nuotando nell’asfalto reso molle ed infuocato dal caldo - verso la torretta per pagare il parcheggio a pagamento. Era stata derisa da n. 2 passanti perché cercava di pagare 4 euro con la carta di credito (ovviamente senza ottenere risultato). Alla fine era riuscita (dopo aver ravanato 10 minuti nella borsa e aver trovato trionfante e commossa 20 cent abbandonati nel 2008) a ritirare un biglietto che le consentiva di lasciare la macchina parcheggiata per ben 20 minuti. Si dirigeva, biglietto del parcheggio munita, di nuovo verso la suddetta macchina vintage.


Ah, casomai non l’aveste capito, l’ora d’aria de qua veniva fruita da No Brain nella prima, vera, afosissima giornata estiva offerta da questo torrido giugno 2012. 40 gradi all’ombra. E la macchina vintage di cui vi parlo è nera e con l’aria condizionata rotta.

Stiamo parlando di un tentativo di suicidio, insomma.

Come dicevo, alle ore 9.44 No Brain otteneva il biglietto del parcheggio.

Alle ore 9.46, mentre avanzava sotto la canicola verso la macchina, No Brain sentiva le gambe venirle meno e così - come un sacco di patate - crollava a peso morto sull’asfalto. Rectius: a peso morto sulle sue ginocchia.

Come Andre Agassi dopo un Ace. Come Maradona dopo un goal di rigore.

Solo che loro si buttavano di ginocchia sull’erba. No Brain collassava sull’asfalto rovente metropolitano. E dallo stesso asfalto rovente veniva marchiata a fuoco come una Vaccina del Far West.

Assisteva alla scena un’arzilla signora 80enne che - preoccupata - aiutava a rimettersi in piedi la povera No Brain, che la rassicurava che era tutto a posto, andava tutto bene, no, signora, davvero niente di rotto…solo un po’ di paura.

Mentre veniva tranquillizzava, la signora guardava dubbiosa le ginocchia della malcapitata. No Brain seguì lo sguardo dubbioso dell’interlocutrice e notò che le ginocchia erano completamente sanguinanti. Peggio. Il sangue s’era attaccato al leggero e chiaro vestitino estivo coprendolo di macchie. Macchie di una certa dimensione, per giunta.

Ciò nonostante, la malcapitata si affrettò zoppicante verso il tribunale. Entrò in aula, giusto in tempo per sentir chiamare la sua causa.

Stringendo i denti, occupò la sua posizione davanti al giudice e si alzò in piedi quando fu il punto di parlare.

Con la testa alta. Lo sguardo fiero. Come un soldato al fronte. Davanti al suo plotone di esecuzione.

E il giudice, evidentemente turbato, sostenendo lo sguardo fiero, prima che No Brain potesse proferir verbo, aprì bocca e disse “…ma no, avvocato, mi faccia la cortesia, lei stia seduta eh?”.

Fu così che No Brain diete un’occhiata alla sua immagine riflessa nella porta a vetri dell’aula di tribunale: con le ginocchia completamente rosse e tumefatte, il vestito così macchiato, pareva un’immaginetta votiva raffigurante Cristo in croce.

Nella migliore delle ipotesi, una povera vittima di violenza domestica.

Chissà però…magari almeno in questa maniera i giudici turbati avrebbero potuto darle ragione?

A testimonianza di tutto quanto sopra, allego alla presente immagine raffigurante le ginocchia sfigurate (post-udienza e post-provvidenziale ripulitura in locale pubblico adibito a ristoro - BAR).




* si osserva che il verbo “bestemmiare” viene adoperato in questo contesto con accezione tipica del sud Italia ovvero indicando l’utilizzo di turpiloquio, volgarmente (nel senso di uso comune, in quanto tipico del “vulgus”, volgo) qualificato come “uso di parolacce”. Non indica l’attività di chi - munendosi preventivamente di calendario gregoriano - inveisce contro ciascun singolo santo cui è dedicato ciascun  giorno nei 365 giorni che compongono l’anno solare.





giovedì 31 maggio 2012

Il Post Politicamente Scorretto

Innanzi tutto, miei cari lettori, devo chiedere venia.

Sono stata così assente nell'ultimo periodo perchè impegnata a vivere una delle esperienze più traumatiche per un essere umano, dopo l'esame di maturità: ho traslocato.

Nella fattispecie s'è trattato del trasloco n. 10 della mia vita c.d. "da adulta" (id est dal momento in cui sono andata a vivere da mia madre ad una distanza sufficiente a che imparassi ad utilizzare la lavatrice e a decifrare i criptici simboli di lavaggio sui capi di vestiario).

Ma di questa traumatica esperienza (vissuta da avvocato pentito) avrò modo di significarvi nei giorni a venire. Quest'oggi voglio parlarvi di qualcosa che poco ha a che fare con i traslochi. E ancor meno con l'attività forense.

Come dice il titolo, si tratta di un post "politicamente scorretto", inviterei, pertanto, i più puritani e sensibili di voi a non proseguire con la lettura.

Tutti gli altri maliziosi, venissero pure assieme a me.

(Ammazza quanti siete!)

Come sa chi mi conosce bene (e come ho già avuto modo di scrivere su questo blog) da circa un annetto, sono patita di shopping on.line, in quei siti (tipo saldi privati, buyvip, ecc) che offrono periodicamente grandi firme superscontate.


Di recente ho trovato altri due siti: Bamarang e Dalani che - con la stessa filosofia - vendono oggetti di design (dovendo arredare una nuova casa, trovo la cosa molto utile, non foss’altro per spunti ed idee).

Quest’oggi uno dei due siti in questione mi ha stupito.

Mentre decidevo se acquistare o meno uno sgabbellino contenitore, che avrebbe il nobile fine di esser posizionato in bagno in modo che possa riporre con cura la cartaigienica (scusate la parola azzardata, ma incredibilmente anche gli avvocati ne fanno uso), vagavo oziosamente fra le altre offerte.

E' stato così che ho scoperto che uno dei miei nuovi siti preferiti (assieme a sedie e pentole) aveva messo in vendita niente popo' di meno che i “vibrating toys” ovvero “i vibratori di design”, come da descrizione “per vivere con design ed umorismo, anche i propri momenti di piacere”. A questo proposito e in particolare "per un piacere (...) solitario e condiviso, che non vuole avere barriere di alcun tipo. Vibrating toy eccitanti e divertenti, che non dimenticano un pizzico di ironia, per una sessualità scevra di imbarazzi, ma piena di soddisfazioni.".


Ora, mentre mi si affacciava alla mente la domanda (condivisa anche da voi, spero) circa a cosa esattamente possano servire umorismo e design per un oggetto del genere, con una certa inquietudine ho constatato che i “meravigliosi oggetti” di cui sopra erano - di volta in volta - simili:
  •  ad un cactus;
  •  ad una specie di cono gelato (e fin qui, ci saremmo anche); ma ANCHE (e qui nasce l’inquietudine)
  •  ad un forchettone da cucina (di design, si intende);
  • ad una mini-parabola
  • ad una ranocchia salterina
  • al manico di una doccia
Sono certa che la maggior parte di voi starà provando una punta di dolore al pensiero dell'utilizzo alternativo del proprio forchettone da cucina e della propria parabola di sky (in relazione a quest'ultima...chissà se continuerebbe a mantenere una perfetta ricezione anche in quel momento...).

Ma io mi chiedo, quale esatta aberrazione può portare una persona ad utilizzare una ranocchia salterina (di design) in un momento del genere?
Ciò detto, lasciando da parte cactus, forchettoni e (soprattutto) ranocchie, ho continuato a navigare (meno oziosamente devo dire) nel citato sito (che evidentemente sino ad oggi avevo sottostimato) e - sotto l’insospettabile voce “kit da viaggio” - ho scoperto che si celava un'altra sorpresa: il “set dell’amore”.

Qui vi prego di sospendere un attimo quel che state facendo (qualsiasi cosa voi stiate facendo, anche qualora la suddetta attività coinvolga il forchettone e la ranocchietta di cui sopra) e vi invito a leggere assieme a me la descrizione del set dell’amore: “il simpatico kit per amanti: una pratica bag cilindrica che nasconde un asciugamano di cotone, otto fazzolettini da bagnare che diventano pratiche salviettine, due profilattici e due lubrificanti. Un accessorio da avere sempre con sé, per le romantiche situazioni inaspettate.”.

Ora, vorrei portare la vostra attenzione alla romantica situazione inaspettata.

Immaginate, che so, di abbordare chicchessia in discoteca, al mare o all’ufficio dell’anagrafe (scusate la banalità di quest'ultima citazione, ma ho fatto due ore di fila per il cambio di residenza proprio stamane e - come si dice - la speranza è sempre l'ultima a morire).

Immaginate che nasca un’attrazione improvvisa ed irresistibile.

Immaginate di appartarvi con il chicchessia e che la situazione si riscaldi.

Nel momento clou (rectius, un attimo prima del momento clou), mettete la mano in borsa e tirate fuori “il kit dell’amore” (incluso preservativo e - soprattutto - lubrificante).

A questo punto, immagino, il chicchessia di turno sarà preso da invincibile romanticismo e - capendo finalmente le vostre intenzioni - comincerà ad accendere candele profumate e a recitare poesie di Torquato Tasso (anziché, grazie soprattutto all’offerta del lubrificante, fare immediatamente uso di tutti i pezzi del kit, non necessariamente nel modo di utilizzo proprio che quell’oggetto avrebbe nella vita comune).

A ben pensarci in una situazione del genere probabilmente ci starebbe anche l'utilizzo improprio della rana salterina.

Sinceramente mi sto anche maledicendo al pensiero di non aver scelto con molta più cura il doccino di casa nuova....