venerdì 3 agosto 2012

Memorie di una Geisha


Ho sempre pensato di dover andare dall’analista per avere un giudizio terzo e clinico sul mio modo di approcciarmi col mondo.

Oggi ho proprio concluso che urge.

In particolare, ho sempre avuto problemi con estetiste, parrucchiere e simili: in genere suddette estetiste ecc. hanno la tendenza a sentirsi mie CARE amiche. Non nel senso di diventare confidenti quel tempo che basta a strappare due peli (ok, magari un po' più di due). Ma mi invitano a cena...a vedere film improbabili...e quando tento (inutilmente) di accampare scuse, anziché incassare e desistere, si offendono e rincarano la dose (due cene e due film improbabili).

Questo problema non era mai sorto col parrucchiere: da qualche anno, infatti, più che un taglia-capelli, frequento un raffinato artista del bulbo pilifero....un tipo che - per intenderci - quando ha aperto la sua bottega indipendente dal precedente titolare, anziché dire che si era 'messo in proprio', ha annunciato di aver effettuato uno spin-off. 

Proprio come avviene nel mondo legale e nelle società quotate (e non escludo che il suo negozio, pardon il suo 'laboratorio', un domani, venga quotato con regolare IPO di cui, magari, dovrò redigere il prospetto informativo nottetempo).

Comunque, dicevo, nel laboratorio sono sempre stati piuttosto distaccati (business is business).

Fino ad oggi.

Quest'oggi, infatti, l’algida esperta di colore (che non saprei come definire con termini tecnico-parrucchier-specialistici) credo (credo) si sia lasciata col marito (raffinato artista del pelo egli stesso). Fino ad oggi a stento ti rivolgeva la parola se non ‘buongiorno’ ‘buonasera’ ‘amore stai benissimo’ (il che per me era perfetto: quando hai le mani nei miei capelli non ti voglio parlare: voglio leggere di gossip). Ma lei, in questo periodo, è evidentemente a pezzi. Quindi nell’ordine ha (i) indagato se potessimo andare in vacanza assieme; e (soprattutto) (ii) indagato se potessimo andare a vivere assieme.

Ai miei basiti tentativi di rintuzzare il tutto (sto per andare a convivere e probabilmente dopodomani mi sposo, anzi, facciamo domani così, a scanso di equivoci, anche stanotte sono occupata) ha reagito decidendo di dedicarmi il suo tempo per tutto il tempo che io (e i miei capelli) avessimo avuto bisogno del suo aiuto. 

E per “dedicarmi il suo tempo” intendo dire che l’ha fatto non come fossi una cliente, ma come se fossi una barbie con cui giocare. Quindi ha cominciato a (i) mettermi lo smalto; (ii) pettinarmi (e sin qui…); e (iii) truccarmi.

Ora, mentre mi truccava, senza che opponessi la minima resistenza, la guardavo di sottecchi: diciamo che era conzata come un’adolescente emo (con occhi talmente bistrati di nero da rasentare il panda). Quindi, mentre la sentivo passarmi il quarto strato di eye liner, non potevo esimermi dal riflettere sul risultato finale. Non ero sicura se dovessi ridere o dovessi piangere. 

Nel dubbio, comunque, rischiavo il soffocamento.

Anyway, alla fine - non so come - ne sono uscita viva, vegeta e ... dall'aspetto peculiare.

Relativamente all'aspetto, non potendo allegare una foto che renda idea, cercherò di sopperire con un'accurata descrizione.

Era l’una di pomeriggio, di un pomeriggio d'agosto. Fuori c'erano 48 gradi, Ulisse (l'ennesimo anticiclone) arrostiva impietoso l'asfalto cittadino.

Lì in mezzo alla canicola che scioglieva i marciapiedi e rendeva sfocato l'orizzonte, avanzavo io: con le unghie rosa shocking, il viso reso pallidissimo dalle 4/5 mani di  cipria, gli occhi bistrati a quintupla mandata di nero, la frangia incredibilmente scura, sinistramente lucida, dritta e tesa sugli occhi (bistrati come sopra) e le labbra con lucidalabbra rosa shocking.

Sembravo Gong Li in Memorie di una Geisha.

Anzi, Gong Li sarebbe stato un gran complimento, quindi rettifico: sembravo una giapponese di Torvajanica che s'era vestita a festa, di agosto, in Italia, per celebrare il dragone tuonante di Kyoto. Pronta a cimentarsi con la danza dei ventagli mentre aspettava alla fermata il tram 19 (o, almeno, questo era quello che sembrava pensare la gente che mi fissava stupita e con una punta di pena). 

Che poi, il look-gheisha non mi starebbe nemmeno malissimo: se fosse stata sera e ci fossero 10 gradi in meno.

Ma era ora di pranzo e per la serie 'al peggio non c'è mai fine', io, conzata da Gong Li, mi son dovuta recare in Studio Grandicello per affrontare il mio ultimo giorno lavorativo prima delle vacanze estive.

Infondo, molto infondo, farei sempre l’avvocato.

E se avessi provato a togliermi il trucco mi sarei ridotta peggio di un panda.

Mai come oggi avrei desiderato avere il sacchetto di carta, da ficcarmi in testa, esattamente come charlie brown….

martedì 31 luglio 2012

Sexual Killer (sottotitolo: Mutande Pazze)


"L'ozio è il padre dei vizi" (dalle lettere di Gianni a Finmeccanica).

Ieri pomeriggio mi squilla il telefonino: è allarme di casa, la fotocellula vicina alla finestra della camera da letto.


Panico. Angoscia.

Il periodo estivo è rinomato per l'iperattività di ladri e ladruncoli.

Con il cuore in gola, mi son precipitata a casa accompagnata dallo zelante Barbapapà (sin troppo felice del sottile brivido che gli offriva la canicola estiva...e, soprattutto, di avere una scusa plausibile per abbandonare 20 minuti la propria postazione...cui ormai rischiava di saldarsi come un trilobite fossile).

Mentre correvo verso casa, il mio iper-tecnologico (e fastidiosamente zelante) allarme chiamava a ripetizione i numeri di telefono "amici" che io stessa avevo messo a disposizione della centrale per avvertire dell’intrusione.

E chi veniva chiamato, ovviamente, chiamava me per avere notizie.

E il cerchio telefonico si chiudeva. Nel frattempo, l'allarme continuava a urlare ignaro.

Dopo una corsa disperata Barbapapà ed io arriviamo a casa e costatiamo che - per fortuna!- era tutto a posto. Forse un animale sul balcone non aveva trovato niente di meglio da fare che andare a passeggiare vicino alla fotocellula.

Nel frattempo, le persone contattate dal mio allarme continuavano a chiamarmi ma a questo punto, dovendo fare il giro di casa, non riuscivo a rispondere.

Fra chi mi chiamava per avere notizie c’era anche la Persona Y Qualsiasi (che come ricorderete è stata per anni collega e compagna di stanza) che, non sentendomi rispondere ed essendo una punta ansiosa, ha la bella idea di chiamare i miei colleghi (nonché suoi ex colleghi) per sapere qualcosa.

Piccola digressione: la Persona Y Qualsiasi ha lasciato Studio Grandicello...per lavorare in un altro studio grandicello concorrente (d'ora innanzi l' "Altro Studio Grandicello").
Barbapapà - nell'evidente euforia causata dalla boccata d'aria presa fuori orario - nel rispondere alla telefonata, conoscendo bene la Persona Y Qualsiasi e sapendo quanto poco lucida sa essere quando è ansiosa, pensa bene di farle uno scherzo.

Così le dice che a casa mia era quasi tutto a posto. Quasi tutto perché il ladro mi aveva rubato tutte le mutande.

La  Persona Y Qualsiasi anziché mandarlo al diavolo, entra ancora dipiù in ansia perché la cosa è “terribilmente inquietante” (e qui…fosse stato vero…come darle torto?).

Subito dopo il consumarsi dello scherzo del giocoso Barbapapà, torno in studio, cotta come una pera dalla canicola estiva.

Ovviamente vengo informata della burla.

E altrettanto ovviamente decido di assecondarla.

Così, quando dopo 5 minuti il centralino mi passa una Persona Y Qualsiasi preoccupatissima, le rispondo solo “hai saputo?”

E lei a pezzi “si!!ma dimmi bene….ma che cosa assurda!”.

E io “si, assurda davvero. Ti rendi conto?Non ho più mutande.”

E lei “ma come fai a pensare a queste cose???pensa che ti sono entrati in casa!!!”

E io “si, ma stasera come mi cambio?non ho mutande.”

E lei “stasera dormi da me!non puoi tornare in un posto dov’è successa una cosa del genere!!”

E io “non posso dormire da te. Non ho mutande”

E lei (sempre più esasperata) “Basta!!pensa alle cose serie!!”

E io “ho capito che è estate, fa caldo, ma questa è una cosa seria. Prova tu a stare senza mutande.”.

E lei “guarda...ti giuro...quando fai così...non ti capisco!”

E io “anch’io non capisco come tu non capisca….che è uno scherzo!!ahahahahah!!!”

E lei “……ah…..è uno scherzo…..ah…..che str*nza…..certo un problemino ce l’hai: da quando mi hanno raccontato questa cosa a quando mi hai risposto al telefono…beh, in quel lasso di tempo ho raccontato a tutto l'Altro Studio Grandicello (soci fondatori compresi) che ti hanno rubato da casa tutte le mutande”.

Ho passato l’ultima oretta serale di lavoro a rispondere a mail (preoccupatissime) di gente che chiedeva delle mie mutande.

Ora sono io che chiedo a voi....mi chiedete anche perchè sarei un Avvocato Pentito?Ditemi voi: quale credibilità posso ritenere di avere come legale?

Ah...se nei prossimi giorni doveste leggere su Top-legal di un furto di mutande...sarà anche irrimediabilmente svelata l'identità di No Brain!


lunedì 23 luglio 2012

Keep Calm and Carry On



Cari Amici,


come già sapete, uno Studio Grandicello non è uno studio legale, ma un pronto soccorso. Almeno come spirito.

Bene, oggi abbiamo avuto l'ennesima riprova.

***

L'Antefatto


A metà settimana scorsa, un socio X del nostro studio chiede ad un altro socio di verificare la correttezza di alcuni documenti legali. Tecnicamente si chiamerebbe una due diligence.

Sue parole testuali si sarebbe trattato di una cosa veloce, che avrebbe impegnato poco tempo, ma soprattutto la cui scadenza era di (addirittura!) venti giorni naturali.

Ora, cosa intendesse con 'giorni naturali' lo ignoro, visto che il concetto sfugge alle mie (poche) conoscenze legali e anche a quelle (ancor più misere) di fisica e biologia.

Comunque - viste le pressioni cui in genere siamo soggetti - sembrava un bel po' di tempo (20 giorni addirittura....weekend compresi...praticamente una vita!).

La fantastica due diligence "dai tempi rilassati" era stata affidata ad un collega che, diciamo, non è carente di senso dell'umorismo (che d'ora innanzi chiameremo il "Bischero").
Bene,  il Bischero ha quindi deciso di cominciare a dare un'occhiata al da farsi solo a partire da questa settimana (visto che il povero aveva molto altro da fare....e per una volta il 'da farsi' in questione non consisteva del ragionare delle preferenze sentimentali di Belen).

Il Bischero, disgraziatamente, divide la sua stanza con una delle collaboratrici del socio X di cui sopra. Questa collaboratrice, in particolare, è incaricata di occuparsi della due diligence per la loro materia di competenza e soprattutto (compito ingrato) di "coordinare" in qualche modo tutti i collaboratori degli altri dipartimenti che nella stessa fossero coinvolti (la compagna di stanza-coordinatrice, d'ora innanzi anche "Franceschina").

Durante la scorsa settimana, Franceschina aveva svolto timidamente il ruolo di coordinatrice.

Franceschina "...ma...per caso....per sbaglio....avete letto i documenti..."

Bischero "Franceschina!!non rompere eh!s'è detto 20 giorni!".

La settimana scorsa era trascorsa tranquilla.

***

Il Fatto.

Stamane, Franceschina chiede al Bischero (un po' meno timidamente) "...allora...a che punto siete con la due diligence?il tempo stringe".

Il Bischero - evidentemente goliardico dalle energie accumulate nel fine settinama, le risponde frizzante: "Franceschina!Ti si è detto di non rompere i cojoni!S'era detto 20 giorni, quindi sai che c'è?TIE'!!" e accompagna le parole ad un più che eloquente gesto dell'ombrello indirizzato a Franceschina.

E qui, miei cari, si consuma il dramma.

Franceschina scoppia in lacrime e singhiozzando ripete all'attonito Bischero:"non è colpa mia, ti giuro...non è colpa mia.....è urgentissimo----è urgentissimo".

Il  Bischero, come immaginerete, s'è appellato a tutti i Santi per evitare di scoppiarle a ridere in faccia. Così per non sapere né leggere né scrivere, le fa 'pat pat' sulla capuzzella scossa dai singhiozzi dicendo solo 'su, su....' e nascondendo il viso, rideva comprensibilmente sotto i baffi.

Da lì la tragedia già in atto ha assunto contorni inquietanti e - oserei dire - shakespeariani....

Franceschina continuava infatti a piangere al telefono col suo capo, il socio X, il quale, spietato come Hermann Goring, continuava a gridarle contro di insistere con chiunque fosse coinvolto nella due diligence, dicendo di chiamare tutti ed insistere che il lavoro andava fatto entro il giorno successivo. Non un'ora in più.

Secondo il socio X Franceschina doveva chiamare ed insistere con tutti. Compresi i soci anziani di Studio Grandicello.

Ora, se il Bischero aveva avuto la reazione sopra descritta...potete immaginare benissimo cosa possano aver risposto alla povera Franceschina i soci anziani di Studio Grandicello, forti della loro posizione di dominio.

Franceschina era esasperata. Dopo l'ultimo colloquio telefonico con il socio X, Franceschina chiude seria il telefono, si gira verso il Bischero e i suoi compagni di stanza....e dice greve: "sappiate che il mio capo ha detto che stasera, alle dieci, farà la ronda fra le stanze per controllare che si stia lavorando alla sua due diligence e chi no".

Bene, in previsione della ronda di Goring, ecco cosa si è appeso nei corridoi dell'ala sovversiva di Studio Grandicello.

In modo che se qualcuno, per puro tuziorismo giuridico, dovesse passare alle 10 di sera, così a controllare....troverebbe le sedie vuote e il poster qui di seguito allegato ad attenderlo.





giovedì 28 giugno 2012

Infortuni sul lavoro

Un avvocato svolge una professione ad alto rischio: è civilmente responsabile verso i suoi clienti delle consulenze che offre, dei contenziosi che segue. In altre parole, se gli avvocati fanno una cappellata dovrebbero risarcire i clienti del danno (economico) arrecato.


Il condizionale è ovviamente d’obbligo: essendo avvocati (e potendo quindi usufruire di tutela pressoché gratuita) il cliente, come minimo, deve provare in giudizio tanto la cappellata quanto il danno. E la cosa può non essere agevolissima.

In compenso, quello di avvocato non dovrebbe essere (almeno sulla carta) un mestiere fisicamente logorante.

Non dovrebbe esistere una casistica di infortuni sul lavoro.

In genere.

Un paio di settimane fa, No Brain - per un giorno - si trasformava da criceto macina-carte (dicesi di legale lasciato a marcire dietro la scrivania per gran parte della giornata) ad avvocato vero e proprio: era stata incaricata di andare in udienza.

Ora, le nostre vite da criceti in studio grandicello sono talmente eccitanti, roboanti e piene di allegre novità che riuscire ad andare una mezza giornata in udienza è l’equivalente di vincere un giro sulle montagne russe per un bambino di sei anni.

Ovvero, la canonica ora d’aria per un carcerato.

Non solo!L’udienza era alle ore 10.30 antimeridiane, il che avrebbe significato (nell’ordine) 1) sveglia con calma; 2) lauta colazione; 3) giro d’auto fischiettando con l’autoradio accesa; e, soprattutto, 4) giro di shopping post-udienza.

Bene, disgraziatamente - il giorno dell’udienza - No Brain NON aveva sentito la sveglia. S’era buttata giù dal letto come un salmone si tuffa nella corrente di un fiume. S’era trascinata verso il bagno, lavata e vestita nel tempo record di 8 minuti e 55 secondi. S’era fiondata in auto reggendo ancora fra le labbra lo spazzolino da denti. Aveva gettato lo spazzolino dal finestrino alla prima curva utile. Aveva avuto modo di bestemmiare*più forte dello speaker di radio KissKiss Network. Aveva maledetto con tutto il cuore (e a pieni polmoni) l’invivibile metropoli nel cui traffico era rimasta (ovviamente) imbottigliata. Aveva vagato 30 minuti buoni in preda alla disperazione più nera alla ricerca di un posto dove parcheggiare il suo bolide “vintage” immatricolato dell’Annus Domini 2000 (D.C.). Dopo aver finalmente trovato un posto “altamente creativo” in cui stipare la macchina, s’era diretta - nuotando nell’asfalto reso molle ed infuocato dal caldo - verso la torretta per pagare il parcheggio a pagamento. Era stata derisa da n. 2 passanti perché cercava di pagare 4 euro con la carta di credito (ovviamente senza ottenere risultato). Alla fine era riuscita (dopo aver ravanato 10 minuti nella borsa e aver trovato trionfante e commossa 20 cent abbandonati nel 2008) a ritirare un biglietto che le consentiva di lasciare la macchina parcheggiata per ben 20 minuti. Si dirigeva, biglietto del parcheggio munita, di nuovo verso la suddetta macchina vintage.


Ah, casomai non l’aveste capito, l’ora d’aria de qua veniva fruita da No Brain nella prima, vera, afosissima giornata estiva offerta da questo torrido giugno 2012. 40 gradi all’ombra. E la macchina vintage di cui vi parlo è nera e con l’aria condizionata rotta.

Stiamo parlando di un tentativo di suicidio, insomma.

Come dicevo, alle ore 9.44 No Brain otteneva il biglietto del parcheggio.

Alle ore 9.46, mentre avanzava sotto la canicola verso la macchina, No Brain sentiva le gambe venirle meno e così - come un sacco di patate - crollava a peso morto sull’asfalto. Rectius: a peso morto sulle sue ginocchia.

Come Andre Agassi dopo un Ace. Come Maradona dopo un goal di rigore.

Solo che loro si buttavano di ginocchia sull’erba. No Brain collassava sull’asfalto rovente metropolitano. E dallo stesso asfalto rovente veniva marchiata a fuoco come una Vaccina del Far West.

Assisteva alla scena un’arzilla signora 80enne che - preoccupata - aiutava a rimettersi in piedi la povera No Brain, che la rassicurava che era tutto a posto, andava tutto bene, no, signora, davvero niente di rotto…solo un po’ di paura.

Mentre veniva tranquillizzava, la signora guardava dubbiosa le ginocchia della malcapitata. No Brain seguì lo sguardo dubbioso dell’interlocutrice e notò che le ginocchia erano completamente sanguinanti. Peggio. Il sangue s’era attaccato al leggero e chiaro vestitino estivo coprendolo di macchie. Macchie di una certa dimensione, per giunta.

Ciò nonostante, la malcapitata si affrettò zoppicante verso il tribunale. Entrò in aula, giusto in tempo per sentir chiamare la sua causa.

Stringendo i denti, occupò la sua posizione davanti al giudice e si alzò in piedi quando fu il punto di parlare.

Con la testa alta. Lo sguardo fiero. Come un soldato al fronte. Davanti al suo plotone di esecuzione.

E il giudice, evidentemente turbato, sostenendo lo sguardo fiero, prima che No Brain potesse proferir verbo, aprì bocca e disse “…ma no, avvocato, mi faccia la cortesia, lei stia seduta eh?”.

Fu così che No Brain diete un’occhiata alla sua immagine riflessa nella porta a vetri dell’aula di tribunale: con le ginocchia completamente rosse e tumefatte, il vestito così macchiato, pareva un’immaginetta votiva raffigurante Cristo in croce.

Nella migliore delle ipotesi, una povera vittima di violenza domestica.

Chissà però…magari almeno in questa maniera i giudici turbati avrebbero potuto darle ragione?

A testimonianza di tutto quanto sopra, allego alla presente immagine raffigurante le ginocchia sfigurate (post-udienza e post-provvidenziale ripulitura in locale pubblico adibito a ristoro - BAR).




* si osserva che il verbo “bestemmiare” viene adoperato in questo contesto con accezione tipica del sud Italia ovvero indicando l’utilizzo di turpiloquio, volgarmente (nel senso di uso comune, in quanto tipico del “vulgus”, volgo) qualificato come “uso di parolacce”. Non indica l’attività di chi - munendosi preventivamente di calendario gregoriano - inveisce contro ciascun singolo santo cui è dedicato ciascun  giorno nei 365 giorni che compongono l’anno solare.





giovedì 31 maggio 2012

Il Post Politicamente Scorretto

Innanzi tutto, miei cari lettori, devo chiedere venia.

Sono stata così assente nell'ultimo periodo perchè impegnata a vivere una delle esperienze più traumatiche per un essere umano, dopo l'esame di maturità: ho traslocato.

Nella fattispecie s'è trattato del trasloco n. 10 della mia vita c.d. "da adulta" (id est dal momento in cui sono andata a vivere da mia madre ad una distanza sufficiente a che imparassi ad utilizzare la lavatrice e a decifrare i criptici simboli di lavaggio sui capi di vestiario).

Ma di questa traumatica esperienza (vissuta da avvocato pentito) avrò modo di significarvi nei giorni a venire. Quest'oggi voglio parlarvi di qualcosa che poco ha a che fare con i traslochi. E ancor meno con l'attività forense.

Come dice il titolo, si tratta di un post "politicamente scorretto", inviterei, pertanto, i più puritani e sensibili di voi a non proseguire con la lettura.

Tutti gli altri maliziosi, venissero pure assieme a me.

(Ammazza quanti siete!)

Come sa chi mi conosce bene (e come ho già avuto modo di scrivere su questo blog) da circa un annetto, sono patita di shopping on.line, in quei siti (tipo saldi privati, buyvip, ecc) che offrono periodicamente grandi firme superscontate.


Di recente ho trovato altri due siti: Bamarang e Dalani che - con la stessa filosofia - vendono oggetti di design (dovendo arredare una nuova casa, trovo la cosa molto utile, non foss’altro per spunti ed idee).

Quest’oggi uno dei due siti in questione mi ha stupito.

Mentre decidevo se acquistare o meno uno sgabbellino contenitore, che avrebbe il nobile fine di esser posizionato in bagno in modo che possa riporre con cura la cartaigienica (scusate la parola azzardata, ma incredibilmente anche gli avvocati ne fanno uso), vagavo oziosamente fra le altre offerte.

E' stato così che ho scoperto che uno dei miei nuovi siti preferiti (assieme a sedie e pentole) aveva messo in vendita niente popo' di meno che i “vibrating toys” ovvero “i vibratori di design”, come da descrizione “per vivere con design ed umorismo, anche i propri momenti di piacere”. A questo proposito e in particolare "per un piacere (...) solitario e condiviso, che non vuole avere barriere di alcun tipo. Vibrating toy eccitanti e divertenti, che non dimenticano un pizzico di ironia, per una sessualità scevra di imbarazzi, ma piena di soddisfazioni.".


Ora, mentre mi si affacciava alla mente la domanda (condivisa anche da voi, spero) circa a cosa esattamente possano servire umorismo e design per un oggetto del genere, con una certa inquietudine ho constatato che i “meravigliosi oggetti” di cui sopra erano - di volta in volta - simili:
  •  ad un cactus;
  •  ad una specie di cono gelato (e fin qui, ci saremmo anche); ma ANCHE (e qui nasce l’inquietudine)
  •  ad un forchettone da cucina (di design, si intende);
  • ad una mini-parabola
  • ad una ranocchia salterina
  • al manico di una doccia
Sono certa che la maggior parte di voi starà provando una punta di dolore al pensiero dell'utilizzo alternativo del proprio forchettone da cucina e della propria parabola di sky (in relazione a quest'ultima...chissà se continuerebbe a mantenere una perfetta ricezione anche in quel momento...).

Ma io mi chiedo, quale esatta aberrazione può portare una persona ad utilizzare una ranocchia salterina (di design) in un momento del genere?
Ciò detto, lasciando da parte cactus, forchettoni e (soprattutto) ranocchie, ho continuato a navigare (meno oziosamente devo dire) nel citato sito (che evidentemente sino ad oggi avevo sottostimato) e - sotto l’insospettabile voce “kit da viaggio” - ho scoperto che si celava un'altra sorpresa: il “set dell’amore”.

Qui vi prego di sospendere un attimo quel che state facendo (qualsiasi cosa voi stiate facendo, anche qualora la suddetta attività coinvolga il forchettone e la ranocchietta di cui sopra) e vi invito a leggere assieme a me la descrizione del set dell’amore: “il simpatico kit per amanti: una pratica bag cilindrica che nasconde un asciugamano di cotone, otto fazzolettini da bagnare che diventano pratiche salviettine, due profilattici e due lubrificanti. Un accessorio da avere sempre con sé, per le romantiche situazioni inaspettate.”.

Ora, vorrei portare la vostra attenzione alla romantica situazione inaspettata.

Immaginate, che so, di abbordare chicchessia in discoteca, al mare o all’ufficio dell’anagrafe (scusate la banalità di quest'ultima citazione, ma ho fatto due ore di fila per il cambio di residenza proprio stamane e - come si dice - la speranza è sempre l'ultima a morire).

Immaginate che nasca un’attrazione improvvisa ed irresistibile.

Immaginate di appartarvi con il chicchessia e che la situazione si riscaldi.

Nel momento clou (rectius, un attimo prima del momento clou), mettete la mano in borsa e tirate fuori “il kit dell’amore” (incluso preservativo e - soprattutto - lubrificante).

A questo punto, immagino, il chicchessia di turno sarà preso da invincibile romanticismo e - capendo finalmente le vostre intenzioni - comincerà ad accendere candele profumate e a recitare poesie di Torquato Tasso (anziché, grazie soprattutto all’offerta del lubrificante, fare immediatamente uso di tutti i pezzi del kit, non necessariamente nel modo di utilizzo proprio che quell’oggetto avrebbe nella vita comune).

A ben pensarci in una situazione del genere probabilmente ci starebbe anche l'utilizzo improprio della rana salterina.

Sinceramente mi sto anche maledicendo al pensiero di non aver scelto con molta più cura il doccino di casa nuova....



mercoledì 28 marzo 2012

Il Blog 100% Affidabile

Cari internauti,

no, non mi piace granchè. Riproviamo.

Cari lettori

oddio, troppo autoreferenziale, cambiamo.

Cari pazzi di catene che per vocazione o ventura incappate regolarmente in queste pagine

(ecco si, così mi piace molto dippiù)

Oggi non vi parlo di studio Grandicello (anche se ci sarebbe tantissimo di cui parlare, ma aspetto giusto che si compiano alcuni avvenimenti domani e dopodomani in modo da sfornare in un solo colpo una trilogia degna di Tolkien....magari non così lunga direi...o spererei....ma solo perchè infondo infondo vi voglio bene).

Dicevo, oggi niente storie di vita vissuta in Studio Grandicello, perchè devo pagar pegno al nuovo mondo cui ormai da un annetto a questa parte appartengo. Oddio forse "appartengo" è troppo forte...diciamo "bazzico", anche perchè se uso "appartengo" mi viene in mente la canzone di Ambra "ti giuro amore un amore eternoooooo".

Scusate, prendo il lexotan e torno da voi.

Plink ... Plink ....Plink.....glugluglu.....ahhhhhhhhhhhhhh

Cari amici, dicevo .... no, non si tratta del mondo dei sanatori mentali, mi riferisco al mondo dei blogger.

(wow quant'è fico dire 'sono una blogger'???ci penso solo ora.....quando dico 'faccio l'avvocato' non mi si fila nessuno....invece se dico 'ciao, sono una blogger', magari con voce profonda e sguardo sensualo imbrocco come una dannata....si, mi devo presentare così, ora mi preparo anche i bigliettini da visita)

Comunque, la mia amica di blog La Fiammiferaia (ATTENZIONE: sono riuscita a creare il link al sito!!!!!!!!mamma hai visto??non ho studiato tutti questi anni per nulla!!!!!!so fare qualcosa di socialmente utile!!!) mi ha carinamente (e molto generosamente) nominato per il premio "Il Blog 100% Affidabile" (e sono due link...no dico due!!!!ma vieniiiiiiiii!!!!).

Ora, questo mi spinge ad operare come segue:

1) devo spiegare quando e perchè ho deciso di aprire questo blog; e

2) devo nominare altri 5 blog che ritengo abbiano le caratteristiche per il premio.

Analizzando il punto 1). Come fosse un film di Carlo Vanzina, questo blog è nato durante le "vacanze di Natale 2010", il 27 dicembre per l'esattezza. In realtà ha radici lontane. Come ben sa chi mi conosce da tempo, grazie al blackberry messo in dotazione da Studio Grandicello, ormai da anni mi dilettavo a raccontare via mail ai miei amici più cari i tanti aneddoti buffi o divertenti che mi capitavano (che fossero uscite pseudo romantiche, vacanze estive, vita di studio, poco rilevava: l'importante è che ci fosse una radice 'comica' alla base di cui ridere e di cui - soprattutto - far sorridere). Così - complice l'assurda bolla in cui si vive in Studio Grandicello - ho pensato bene di ampliare potenziale pubblico e condivisione (anche perchè risulta molto più comodo scrivere assurdità sulla tastiera del pc, anzichè digitarle sui minuscoli tasti di un blackberry).

Ciò detto passiamo al punto 2). Come se fossimo al Grande Fratello, facciamo le 5 nominations! Prima di procedere, sbrogliamo un paio di punti preliminari. Ossia: quali caratteristiche deve avere un blog per essere nominato?E' presto detto:

Come si distingue un Blog Affidabile? Per alcuni semplici ma importanti regole:


1) E' aggiornato regolarmente

2) Mostra la passione autentica del blogger per l'argomento di cui scrive

3) Favorisce la condivisione e la partecipazione attiva dei lettori

4) Offre contenuti ed informazioni utili e originali

5) Non é infarcito di troppa pubblicità

Ora, sorvolando sulle motivazioni che hanno spinto la cara Fiammiferaia a nominarmi (grazie sorella, ti devo una pizza!) ritenendo che questo sciagurato blog avesse queste caratteristiche, ho un GROSSO problema pratico: non tutti i blog che seguo (o seguivo) aggiornano proprio "regolarmente", ma nonostante questo, ve li segnalerò ugualmente perchè (a mio insindacabile giudizio) ritengo meritino una nomination.

Ciò detto, ecco le mie 5 nominations (assolutamente in ordine sparso):

La Fiammiferaia (devo nominarti per forza: il tuo è uno dei pochi blog che seguo giornalmente!)

Memorie di Una Vagina (semplicemente grandioso!Grazie alla mia Grande Amica per avermelo segnalato!)

C5 (era proprio un bel blog, quando lo aggiornava!niente ironia qui però, solo poesia seria)

Lì Dietro (ho scoperto solo pochi giorni fa....le 16 puntate di un omonimo avvocato pentito....è lì ho avuto conferma - qualora ce ne fosse bisogno - che gli avvocati pentiti e le belle "penne" sono donne!)

Ironia Prima di Tutto (scoperto grazie ad Aspirante Qualcosa!)

Ciò detto non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima!

E...blog power! (cavolo quanto mi piace!)

martedì 20 marzo 2012

RIconoscimenti di Chiamata

Dio dei telefoni, perchè hai creato il riconoscimento di chiamata?

No, dico, è uno strumento estremamente utile ... per esempio in caso di stalking, per risalire ai molestatori.

Oppure lavorativamente perchè sapere (in anticipo) chi ti tampin...aehm, volevo dire, chi ti cerca può essere risolutivo della giornata: a te rispondo, a te invece no, brutto rompiscatole sputadubbi (soprattutto se i predetti dubbi sono sputati (i) la mattina, prima del caffè; e/o (ii) la sera dalle 19.30 in poi).

Certo, a volte il riconoscimento di chiamata qualche guaio lo crea.

Nelle settimane passate, No Brain aveva ricevuto chiamate, sul diretto, da un numero non immediatamente riconducibile a qualcuno.

Giorno 1

Sul display appariva quel numero (02.8675 ecc.), No Brain anzava la cornetta (e lì si sa: Mondial casa ti aspetta. Ok, scusate, pessima battuta) e con tono professionale e voce che arrivava dritta dritta dal diaframma pronunciava il suo "pronto?".

Dall'altro capo del telefono, una voce altrettanto professionale, seria, compita e profonda chiedeva con tutto il suo diaframma "Parlo con l'Avvocato No Brain".

No Brain (diaframma + un po' di singhiozzo) "certo. Dica pure".

Altro capo del telefono "Ahahahahahahah ma che non m'hai riconosciuto???ahahahahahah ma che voce fai???ahahahahah ma non ci si crede!!sono io, Andrea, possibile che non l'avevi capito???E smettila con questa voce che tanto si sa che dentro Studio Grandicello fai fotocopie!!ahahahahahh".

Giorno 2 (non proprio consecutivo al Giorno 1)

Sul display appariva quel numero (02.8675 ecc.), No Brain anzava la cornetta (evito battute) e con tono professionale e voce che arrivava dritta dritta dal diaframma pronunciava il suo "pronto?".

Voce altrettanto professionale, seria, compita e di pieno diaframma "Parlo con l'Avvocato No Brain?".

No Brain (diaframma + parecchio singhiozzo...avete mai provato ad usare il diaframma voi??) "certo. Dica pure".  

Voce dall'altro capo del telefono: "ahahahahahahah!!!ma ancora???ma non mi riconosci proprio????ahahahah se ti ascoltassi che voce hai!!!"
 
Giorno 3 (non troppo lontano dal Giorno 2)
 
Sul display appariva quel numero (02.86 ecc.), No Brain anzava la cornetta (questa volta nemmeno sto pensando a Mondial Casa....ops....) e con tono professionale e voce che arrivava dritta dritta dal diaframma pronunciava il suo "pronto?".

Voce altrettanto professionale, seria, compita e di pieno diaframma "Parlo con l'Avvocato No Brain?".

No Brain, rinunciando al diaframma: “sisi, certo, quando non faccio fotocopie faccio finta di far l'Avvocato. La finiamo quindi?”

Dall’altra parte del telefono: "....." (silenzio pregno di imbarazzo)

No Brain: "oh, hai perso la voce??lo vedi ad usare il diaframma a sproposito??ahahahah“

Dall'altra parte del telefono. Gelido e secco. "sono dello Studio Castrioni Mazzanti Viendalmare”

No Brain: “ahahahah!ti potevi inventare un nome meno ridicolo almeno??ma che studio potrebbe avere un nome simile?allora ho l'onore di parlare con Andrea dello Studio Castrioni Mazzanti Viendalmare"

Dall’altra parte del telefono (tono virante verso il seccato) “No. Ha l'onore di parlare con Fabrizio dello Studio Castrioni Mazzanti Viendalmare”.

No Brain (tono virante nettamente verso il falsetto):  ".... Scusi, sono la ragazza delle fotocopie. Le chiamo l'avvocato. (voce in lontananza) avvocatooooo ho risposto io al telefono visto che lei era in riunione con il fondo americano,,,,può venire subito?ah no??Mi dispiace, non può venire. La faccio richiamare io. .... Mi ripeterebbe il nome del suo studio per cortesia?"